In questa pagina vengono raccolti i resoconti scritti dagli escursionisti sulle escursioni effettuate dai vari nuclei. Per aggiungere il vostro inviatelo, firmato, a lamuvra@yahoo.it.
Escursione sul Velino (15/11/2009)
Della serie “chi viene vale e chi non vale …”
Splendida occasione intersezionale con i camerati/montanari di Roma ed Avezzano, diretti dal nostro presidente Namter. Di buon mattino, ore 06:20 del 15 novembre ’09, ci siamo trovati sul piazzale del parcheggio del borgo medioevale “Della Rocca” di Alba Fucens, e poi via fino a S. Maria in Valle Porclaneta, non prima di una soddisfacente colazione a Rosciolo, ancora deserto.
All’attacco del sentiero siamo un bel gruppo di 14 persone. Il sentiero prende subito una buona pendenza ma é comodo e ben segnato ed il nostro passo procede spedito. In ogni tempo la montagna ti prende e ti affascina, ma l’autunno è un momento magico per i mille colori che ti riempiono gli occhi e per l’aria intima, rarefatta che il bosco assume in attesa del gelo invernale e se a questo si aggiungono le frequenti “visite” benauguranti degli splendidi Grifoni… peccato per il resto del mondo!
Siamo partiti alle 7:20, dopo un’ora circa cambiamo percorso, abbandonando il sentiero N.3 per una deviazione comoda che risale il Vallone di Sevice; lasciamo sotto di noi una mistica coltre di nubi (cirri e strati bassi!) che fa da sostegno al nostro cammino e sfondo agli scatti dei foto-montani. Raggiungiamo un po’ in ritardo la Fontana Sevice (1975 m) e poco dopo (circa un’ora) il rifugio Capanna di Sevice (2.119 m) situato su un bello schienale di dolina. E’ ben attrezzato anche con tavolo, vettovaglie, legna, tè, biscotti, vino e letti a castello: che fortuna, per un paio di ragazzi che, non debitamente allenati all’incedere in montagna, crollano nel rifugio! Fortuna per tutti poi che il Namter abbia le chiavi del rifugio, in gestione al Gruppo Escursionisti Velino!
Al passaggio dalla Selletta dei Cavalli il meteo è cambiato: freddo, con un’escursione termica di circa 10 gradi, vento da N, bello fresco, e nubi su di noi, che ci accompagneranno fino al rientro in valle. Da qui il percorso, sentiero 3, passando dai pressi del Costognillo ed attraversata la Bocchetta di Oticito, si fa più ripido e un po’ insidioso dalla coltre nevosa ed a tratti ghiacciata. Il fido pastore abruzzese, che non ci molla dalla partenza, si diverte a beffarci, raddoppiando i nostri passi e concedendosi riposi a noi negati!
Usciamo infine dall’ultimo tratto ripido ma aperto e scaldati da un timido raggio di sole alle 14:30 tocchiamo la cima del Monte Sevice – 2.355 m slm, e non del Velino, che si lascerà solcare in un’altra occasione! Il Sevice, comunque, ci regala preziosi scorci di Appennino: dalla Laga al Gran Sasso dai Sibillini alla Maiella. La sosta non è estremamente piacevole, vista la tesa del vento. Presente ai camerati caduti ed ai nostri cari, animali compresi, saluto di vetta, foto di rito e giù!
Diretta fuori traccia, in sicurezza, verso il rifugio, recupero dei “cittadini” e rientro alla partenza, per lo stesso percorso d’andata! Ore 17:15 siamo alle auto; scambio di saluti e rientro a casa. Felici, per il bel giorno trascorso, per le belle gentes che erano con noi e per queste montagne che sempre ci accolgono!
Scritto da: Massimiliano
Escursione Nazionale a Bolzano (10/10/09)
Tempo incerto, previsioni di pioggia. Ma sabato mattina, nonostante il cielo non prometta nulla di buono, la pioggia decide di attendere. Appuntamento alle 8.30 al Bar8, e partenza con i nostri mezzi. Presenti, oltre ai ragazzi dell’Alto Adige, una numerosa comitiva abruzzese-laziale, con al seguito l’immancabile cagnolina Frida, vera mascotte del gruppo.
La catena montuosa che ci apprestiamo ad affrontare è quella del Catinaccio, sulle maestose Dolomiti; ci dirigiamo in auto verso il Passo di Costalunga, da dove si scende verso località Carezza.
L’escursione vera e propria ha inizio con una breve ascesa in seggiovia, che da quota 1650 ci porta al Rifugio Paolina, a 2127 metri di altezza. Sotto di noi sfilano silenziosamente i verdi prati che tra qualche settimana saranno imbiancati da una spessa coltre di neve, che li trasformerà in affollate e chiassose piste da sci. Ma in questa stagione, per fortuna, tutto ancora tace, e solo pochi escursionisti si avventurano lungo le pendici della montagna, sfidando una nebbia fredda e lattiginosa che rende l’atmosfera ovattata, quasi irreale. Dal Rifugio Paolina iniziamo a camminare lungo il sentiero che si inerpica in direzione Nord, Nord-Ovest, verso il Passo Vajolon e Coronelle. Attraversiamo per un breve tratto il bosco di conifere, tra il verde scuro dei cembri e i larici già tinti di vivaci sfumature autunnali, costeggiando impressionanti pareti di rocce sedimentarie da cui sgorgano rivoli di acqua freschissima.
Il sentiero si snoda ora tra pietraie e rocce, ci lasciamo alle spalle le ultime propaggini del bosco, la temperatura è mite e presto le giacche a vento finiscono negli zaini. Comincia l’ascesa lungo l’ultimo tratto, il più aspro; qualche breve pausa per riprendere fiato diventa l’occasione per ammirare il maestoso panorama della valle glaciale che si estende sotto di noi. In vista del Passo percorriamo un breve tratto di ferrata, abbastanza semplice da superare e, dopo poco, il volo di numerosi gracchi alpini ci annuncia il Passo Vajolon, 2560 metri. Alle nostre spalle, verso sud, il maestoso Latemar, davanti a noi la Val di Fassa e, purtroppo nascosta dalle coltri brumose, la Marmolada, che riusciamo solo ad intuire. Siamo ai piedi della Roda di Vael, 2881 metri: ne mancherebbero circa 300 di ferrata per raggiungere la vetta, ma non avendo con noi l’attrezzatura appropriata decidiamo di non correre rischi, visto anche il tempo che va peggiorando. Ci lasciamo la cima per la prossima volta.
Avanziamo ancora di qualche centinaio di metri sul crinale, fa più freddo ed il vento incalza; qui ci fermiamo per il consueto minuto di silenzio, rivolti a nord, “Ordine in Libertà”. E’ quasi l’ora del pranzo, che ci attende al Rifugio Roda di Vael, più in basso a quota 2283. Decidiamo di tagliare, lasciando il più comodo sentiero: ci aspettano i momenti più impegnativi, ma anche più divertenti, dell’escursione: 200/300 metri di discesa, ripida, cercando appoggi per le mani ed i piedi, passaggi non sempre facili, e spesso arditi. Ed è proprio qui che incontriamo le bellissime stelle alpine, con i loro petali vellutati che fanno capolino tra le rocce e i radi ciuffi d’erba.
Dopo una mezzoretta ci ricongiungiamo al sentiero, le nuvole sono molto basse e “qualcuno” rischia di perdersi, alla spicciolata si arriva al rifugio. Subito a tavola, ad assaggiare i piatti tipici di queste montagne, come i Canederli, ed a bere birra. La compagnia è ottima, così come il cibo e la birra, ed il tempo passa velocemente. Caffè, grappa ed è ora di proseguire il cammino. Scenderemo, completando un anello, sino al punto di partenza della seggiovia, a 1650 metri.
Piove adesso, si devia il percorso per raggiungere uno dei punti più attesi, un’enorme aquila di bronzo di oltre 2 metri, l’Aquila di Christomannos. Il monumento appare improvvisamente dalla fitta coltre di pioggia e nuvole basse, lasciandoci senza fiato di fronte alla sua imperiosità. Grandina, e fatte le foto di rito, con lo stendardo della Muvra sotto l’aquila, si riprende il sentiero per la discesa.
Percorriamo ancora qualche centinaio di metri tra i prati alpini, fino ad incontrare di nuovo gli alberi: all’inizio, solo ginepri striscianti e sporadici esemplari di pino mugo, che crescono bassi e contorti nell’ambiente inospitale. Poi, scendendo più in basso, il sentiero si getta improvvisamente nel bosco vero e proprio, sotto le fronde di abete rosso e pino silvestre, decorate da festoni di licheni argentati. Si giunge al termine col sole che sta per tramontare, stanchi e bagnati ma felici.
Si torna a Bolzano dove in serata ci aspetta la cena con i camerati del Bar8. La prima Nazionale della Muvra non ha tradito le aspettative.
Scritto da:
Paolo & Nebulah