> Torna alle news <





















 

 

In questa pagina vengono raccolti i resoconti scritti dagli escursionisti sulle escursioni effettuate dai vari nuclei. Per aggiungere il vostro inviatelo a lamuvra@yahoo.it.

Escursione Piccolo San Bernardo (08/08/2010)

Alle 8:30 circa di una soleggiata e fresca domenica di inizio agosto, ci incontriamo nei pressi  di Aosta pronti per questa nuova escursione che ci porterà al colle del  Piccolo San bernardo, passando per l'antica Alpis Graia.
Dopo circa 40 minuti arriviamo a La thuile e prendiamo avvio nel centro storico del paese (m 1441, ‘Ariolica’ negli antichi documenti itinerari romani), al vecchio ponte sulla Dora, di fronte all’omonimo e decaduto albergo. Qui inizia la ‘Vieille Route’, la mulattiera che ricalca la Strada romana delle Gallie (proveniente da Augusta Praetoria, ovvero Aosta, forse per il Col d’Arpi e non per l’aspra gola della Dora, percorsa dall’attuale strada statale). Nel suo primo tratto risale i prati a fianco della Dora di Verney (sullo sfondo emergono le cime del Rutor), contenuta da un lungo muro a secco; quindi, quasi rettilinea, incrocia per ben cinque volte la strada rotabile che si attarda in frequenti tornanti, da cui si evince la diversa concezione stradale degli antichi, tendente a realizzare opere più facili a farsi che a percorrersi, cioè più dirette ma anche molto più acclivi. La strada carrozzabile, oggi statale 26, fu aperta nel 1872, quella del versante francese nel 1866. Paradossalmente, nei primi anni d’esercizio, si utilizzò ancora la vecchia mulattiera: per i pedoni era più breve, per le merci mancavano ancora carri a quattro ruote che potevano convenientemente usare la nuova strada.
Frattanto laciamo le ultime case di Grand Goletta, la frazione più alta di La Thuile. La mulattiera ritorna sulla statale all’altezza del ponte sulla Dora di Verney(m 1602). Questo è un punto centrale del percorso, per via del difficile superamento del torrente, che scorre in una profonda e orrida gola. I Romani vi gettarono un primo ponte, distrutto nel 1794 dai Piemontesi in fuga dalle truppe rivoluzionarie francesi. Alla fine dell’800 se ne scorgevano ancora tracce (con un arco di oltre 16 metri di diametro e una larghezza di 4.20 metri), poi più nulla. Il ponte attuale risale al 1874.
Subito dopo s’incontrano la bianca chiesetta di San Bernardo, con l’effigia del santo in facciata, e le case di Pont Serrand(m 1651). Il borgo, accuratamente restaurato, era l’ultimo presidio permanente prima della salita al passo. Infatti le dimore sono allineate lungo l’antica via e precedono una prima acclive rampa fra larici e prati. Questo tratto accanto al Rio delle Acque Rosse, specie attorno a quota 1730, è fra i più interessanti per la sussistenza del tracciato romano, su fondo naturale, indicato dal segnavia, e della mulattiera di epoca moderna, in parte selciata che aggira il rilievo con ampie curve e minor pendenza. Si torna a traversare la statale e si affronta una nuova rampa: il terreno cedevole ha fatto qui scomparire ogni traccia antica, ragion per cui vale la pena ammirare la calotta nevosa del Monte Bianco che spunta lontana, sulla destra. Quindi lasciamo poco discosta, sempre a destra, la Prima Cantina(m 1921), magazzino e rifugio della strada carrozzabile, e si prosegue con minor fatica fra i prati di Combeymar. Più avanti, riattraversata la strada, si guadagna una lieve sella (m 2009) fra la Testa del Chargeur e la Testa dell’Asino, due poggi di roccia calcarea. Il tracciato pianeggia, sospeso sulla conca di Verney, e riavvicina la strada superando la diroccata Seconda Cantina(m 2049), detta ‘des Eaux-Rousses’, dal vicino torrente le cui acque si tingono al passaggio su banchi di tufo ocraceo. Oltrepassiamo, lungo la statale, una zona acquitrinosa, poi si riprende l’antico cammino, salendo sulla sinistra della rotabile. Da buon tratto ormai si è superato il limite della vegetazione arborea; dal terreno affiorano solo pingui cuscini di erbe e fiori montani; d’un tratto, da basso, il ceruleo lago Verney (m 2088); infine si scorge il vasto pianoro del valico fra la Punta di Lancebranlette (m 2902) a destra e il Monte Belvedere (m 2641) a sinistra, i due capisaldi della linea di confine fra Italia e Francia, arretrata di circa 1,5 km a nostro sfavore dopo le vicende dell’ultima guerra. Giunti in località Cantine(o, meglio, Terza Cantina, m 2179) prende avvio la seconda parte dell’itinerario: l’anello del colle.
Lo cominciamo (m 2179), a poche centinaia di metri dal confine con la Francia, dove si trova la stazione della seggiovia. Una strada sterrata si dirige subito al Belvedere sul lago Verney, splendido bacino glaciale a 2088 metri d’altezza, nelle cui limpide acque si riflettono le nevi eterne del massiccio del Monte Bianco. Il percorso si riporta quindi nelle vicinanze del passo e della rotabile. Parallela ad essa si nota un terrapieno poco pronunciato dove scorreva la strada romana. Accanto sono allineate le basi (complesso A) di una mansio, luogo di accoglienza e ristoro, risalente alla prima età imperiale. Accanto agli alloggi c’erano le scuderie, le rimesse per i carri, un’officina, esattamente come le moderne stazioni di servizio autostradali. Poco più avanti si situa un fanum, ovvero un tempietto con cella a pianta quadrata, circondato da portico. Era dedicato a Ercole Graius. Scavi condotti fra il 1997 e il 2001 hanno individuato un edificio (complesso C) sul lato opposto della strada romana. Dotato di un solo vasto ambiente era anch’esso connesso con le strutture di ricovero del valico.
La linea di confine è arretrata a sfavore dell’Italia di circa 1500 metri dopo le vicende della Seconda guerra mondiale tornando alla situazione del 1725, concordata al termine di una lunga disputa sui pascoli sommitali fra il comune valdostano di La Thuile e quello savoiardo di Séez. Oggi taglia a metà un misterioso cerchio di piccoli monoliti infissi nel terreno con un diametro di circa 70 metri. Nulla si sa sulla sua origine (forse la prima età del Ferro, 725-450 a.C.) e, tanto meno, sulla funzione. Un recinto funerario? Un sito rituale? Certamente qui si incontravano i popoli preromani: i Centroni, che abitavano la Tarentaise, e i Salassi, che popolavano il bacino della Dora. È comunque la conferma delle antichissime frequentazioni di questo valico. In passato gli alpigiani erano usi chiamarlo ‘campo di Annibale’, accreditando qui il presunto passaggio del condottiero cartaginese nella sua discesa in Italia, avvenuta attorno al 218 a.C.
La colonna di Giove, simbolo della presenza romana, si erge poco più avanti e reca alla sommità un statua di Bernardo. Segna il culmine (2188 m) e, forse munita di una lanterna, servì per quasi due millenni a indicare il cammino ai viandanti.
Dopo questa lunga ma interessante camminata ci fermiamo in un tipico bar proprio al confine tra Italia e Francia, dopo una bella mangiata godendoci la fresca e pura aria di montagna e dopo aver degustato un ottimo genèpy, grappa tipica della nostra regione, riposati torniamo indietro verso la Thuile, facendo però prima una piccola deviazione al lago Verney, dove abbiamo anche il piacere di vedere un piccolo laghetto popolato di rane e girini.
Arrivati a Valle facciamo rientro alle nostre case, alle nostre vite con nel cuore, e negli occhi, questi luoghi suggestivi e pieni di storia, con la dimostrazione che i nostri avi sapevano costruire anche in luoghi cosi difficili da raggiungere, mantenedo però un perfetto equilibrio con la natura circostante, rispettandola e amandola.
Scritto da: Stefano P.

Escursione Laghi Ollomont - Bivacco Regondi (25/07/2010)


Dopo un intenso sabato sera, alle 9:00 gli avventurieri sono pronti a partire per questa nuova escursione organizzata dalla Muvra Valdostana.
La giornata appare serena anche se leggermente ventosa. Alle 9:45 circa raggiungiamo la frazione di Glacier (1549mt s.l.m), poco sopra Ollomont alle pendici del Mont Morion (2700 mt. S.l.m).
Dopo un breve briefing partiamo subito per l'avventura, attraversiamo il ponticello sul torrente Buthier e imbocchiamo una strada sterrata che sale verso l'Alpes Crottes (1733mt. s.l.m) segnavia numero 6.
Superato l'alpe, proseguiamo nel sentiero addentrandoci in un bosco molto fitto di larici, pur essendo una bella giornata di sole con poche nuvole siamo però costretti a coprirci per via dell'abbassamento della temperatura a causa dell'ombra della vegetazione. Proseguiamo nel vallone denominato Gaula, e qui il sentiero inizia a farsi molto più ripido e duro e gli escursionisti iniziamo a provare un po' di fatica, fermandosi ogni tanto per riprendere fiato.
Raggiunta la parte più stretta nel canalino notiamo sulla destra una piccola deviazione che porta all'oratorio della Gaula (1864mt s.l.m.), qui ci fermiamo qualche minuto per osservarlo e scattare qualche fotografia incontrando e scambiando qualche chiacchera con una coppia di escursionisti inglesi.
Dopo un po' di non poco faticoso cammino, il sentiero svolta a destra, in un bosco addossato alle pareti rocciose, qui il cammino si fa ulteriormente faticoso e tortuoso, ma per un breve tratto. Infatti poco dopo si prosegue per facili tracce arrivando all'alpeggio le Piazze (2149mt. s.l.m), ormai in stato di abbandono.
Facciamo una piccola pausa anche qui  qualche minuto per poter osservare questa costruzione molto vecchia ma caratteristica della Valle d'Aosta.
Continuiamo il cammino in una zona molto ricca di acque godendo non solo del tratto pianeggiante che ci da sollievo dalla fatica della dura salita precedente, ma anche del panorama delle vette del Mont Morion che si apre dinanzi a noi.
Dopo un centinaio di metri svoltiamo
a destra il costone per imboccare infine una traccia poco solcata di sentiero, il tempo inizia a cambiare diventando meno sereno e ventoso,facendo percepire una temperatura molto bassa, decidiamo di provare a continuare l'escursione almeno fino al primo lago e li dopo una pausa decidere se proseguire oppure no per il bivacco, anche in funzione della situazione meteorologica. Prendiamo cosi allora il percorso che sale a destra sul promontorio. Dopo molta fatica per via della ripidità del sentiero arriviamo al Lago Cornet (2334mt. s.l.m.), il primo dei laghi di Ollomont. Decidiamo di fermarci e mangiare anche un boccone meritato viste l'ora e la fatica provata fino a questo momento.
Ci sono anche altri escursionisti vicino al punto in cui bivacchiamo, che come ammirano le stupende e limpide acque del lago. Dopo una mezz'oretta di pausa tra pranzo a sacco,chiacchere e risate, valutando la situazione del tempo che anziché migliorare peggiora, decidiamo di non proseguire, e data anche la difficoltà dell'escursione è meglio non rischiare e rispettare la montagna senza sfidarla.
Riscendiamo amareggiati per non aver concluso l'avventura, però soddisfatti, e anche se distrutti dalla fatica, abbiamo apprezzato il costo di quest'ultima, ovvero godere delle bellezze suggestive  che la montagna  ha da offrirci.
Scritto da: Stefano P.

Escursione Rifugio Vittorio Sella (18/07/2010)

Il 18 luglio la Muvra Valle d'Aosta ha organizzato una splendida escursione al Rifugio Vittorio Sella (2588mt s.l.m) nella suggestiva cornice del  Parco Nazionale del Gran paradiso. Approfittando di questa domenica calda e soleggiata, dopo il rendez-vous alle 8:30 con gli altri escursionisti nei pressi di Aosta, partiamo alla volta di Valnontey (1667 mt. s.l.m.) frazione di Cogne da cui parte il sentiero di ascesa al rifugio.
Alle 10:30 circa iniziamo la marcia, una volta attraversato il ponte sul torrente Valnontey, si gira a sinistra per una strada asfaltata che passa a monte dell' Hotel Tsantelet e continua sul sentiero erboso che costeggia il Giardino botanico Paradisia. Qui abbiamo un curioso incontro con un gregge di mucche al pascolo, tipico in queste zone, con cui gli escursionisti si divertono a giocare per qualche minuto. Proseguendo per il sentiero, che sale molto dolcemente passando per un bosco di larici, e incrociando altri escursionisti di varie nazionalità, si arriva al ponte delle Thoules sul torrente Grand Lauson. Qui il gruppo si ferma qualche minuto per rinfrescarsi con la purissima acqua fresca del torrente.
Superato il ponte, il sentiero sale ripido fino all'alpe del Pascieux, delle baite in pietra e legno ora ormai in rovina.
Qui lo spettacolo del panorama che si apre sulla Valnontey e sulla catena dei ghiacciai che divide quest'ultima dalla valle Valleille, è davvero mozzafiato.
Si prosegue la camminata lungo il segnavia 18, che attraverso i pascoli, ormai privi di alberi, dopo una lieve discesa, attraversa di nuovo il torrente Grand Lauson e risale sul versante opposto, che dopo una serie di tornanti si  collega con la strada reale che conduce al rifugio. Seguendo il sentiero che si alza molto comodamente, ma non con poca fatica, tra tornanti e gradini in tronco o roccia, si giunge sino agli edifici dell'alpe Grand Lauson.
Finalmente dopo tanta fatica, percorsi ancora poche decine di metri, alle 12:30, dopo un paio d'ore di cammino, ecco comparire davanti a noi il lungo edificio che ospita il rifugio Vittorio Sella (2588mt. s.l.m.)
Dopo un pranzo al sacco, tra chiacchere e risate, tutto il gruppo si rilassa una buona oretta vicino al torrente che scende a Valle godendosi lo spettacolo suggestivo che offre la conca del Lauson.
Alle 14:40 circa decidiamo di fare ritorno a Valnontey. Poco più giù, appena superati i pascoli avvistiamo incuriositi un paio di lama, che di certo non sono parte della fauna autoctona. Dopo questo curioso e straordinario incontro proseguiamo la discesa a valle incontrando e salutando altri escursionisti che come noi hanno approfittato di questa stupenda giornata per godersi le nostre montangne.
Giunti a Valnontey termina quest'escursione, affaticati ma appagati dalla bellissima giornata passata insieme, a contatto con la natura e con scenari davvero unici.
Scritto da: Stefano P. e Stefano S.

Escursione Lago della Duchessa (11/07/2010)


L’escursione organizzata da La Muvra al Lago della Duchessa o per meglio dire l’incursione come è stata soprannominata, ha rappresentato un esperimento ben riuscito. L’ambizioso obiettivo era quello di coinvolgere la giovane e vivace CPI Viterbo in un’avventurosa ed emozionante escursione di montagna tra boschi freschi e profumati, pareti di roccia a strapiombo e ancora tra dolci e vellutati valloni.
All’ombra degli alberi prima e sotto un sole cuocente dopo, abbiamo raggiunto passo dopo passo in un mix di fatica sudore e tanta allegria, la meta. Alla nostra vista si è presentato, incastonato tra maestose montagne ricoperte da un manto verde brillante a tratti arricchito dal giallo della genziana, un grazioso laghetto di montagna alimentato dalle sole acque provenienti dallo scioglimento delle nevi.
Acque fresche e rigeneranti per una piccola mandria di cavalli e puledrini al pascolo, i cui selvaggi nitriti si mescolavano alla nostre altrettanto selvagge e rumorose risate, successivamente interrotte da due momenti di silenzio molto profondi e intensi.
L’uno dedicato, volgendo lo sguardo verso il Nord, al ricordo dei nostri fratelli Piggio, Alessandro e Gianluchino, prematuramente scomparsi; mentre l’altro dedicato alla lettura di un passo del libro “Meditazione delle Vette”di Julius Evola, particolarmente significativo che merita senz’altro una rilettura più approfondita.
Nell’incantevole paesaggio circostante ci siamo ristorati mangiando, bevendo e bivaccando per riposare un po’ i muscoli ancora stanchi per gli 800 mt. di dislivello. Recuperata qualche energia ci siamo rimessi in cammino per la discesa, che di certo non è stata più facile della salita, in quanto il terreno ripido con tratti ricoperti di fogliame e altri di pietre e sassi, non sempre permette di mantenere l’equilibrio, ne so qualcosa io!
Raggiunto il punto di partenza, tutti sani e salvi, abbiamo decretato l’ottima riuscita sia dell’escursione sia dell’intero week end in cui tra drink, aperitivi e tuffi in piscina, non ci siamo fatti mancare proprio nulla.
Raccogliendo le impressioni anche degli altri, posso dire che è stato emozionante, ancora una volta, salire una montagna e misurarsi da una parte, con le proprie forze fisiche e i propri limiti mentre dall’altra con gli equilibri e le rigide regole di una natura incontaminata e insidiosa della quale si percepisce la predominanza e alla quale si deve un venerabile rispetto. Nonostante tutto la volontà di ciascuno di noi unita allo spirito comunitario e cameratesco ci ha permesso di raggiungere l’altezza della montagna come, spero ci permetterà di affrontare altre sfide e conquistare altri traguardi.
Nel ringraziare infine chi ci ha guidato con il suo supporto tecnico e logistico, nonché chi ci ha seguito con, al contrario, la massima disorganizzazione, vi diamo appuntamento alla prossima uscita della Muvra di cui ci sentiamo sempre più parte integrante.
Scritto da: Claudia

 Escursione ai Laghi Palasina (13/06/2010)

L'arrivo del gruppo escursionistico “La Muvra” in Valle d'Aosta è stato inaugurato con una suggestiva escursione nell' Incantevole cornice della Val d'Ayas, compiendo il percorso che da Frazione Estoul, poco sopra Brusson (AO) porta ai Laghi Palasina, passando per il Rifugio Arp.
L'avventura inizia alle 10:15 del mattino circa. Arrivati al parcheggio da cui parte il sentiero, il cielo appare abbastanza sereno con qualche nuvola ma niente di preoccupante e la temperatura sembra gradevole. Appena tutti sono pronti con zaino in spalla si intraprende il cammino. L'inizio del sentiero è appare semplice e poco faticoso con una strada sterrata, una modesta boscaglia crea una suggestiva penombra. Dopo qualche centinaio di metri decidiamo di tagliare il percorso affrontando una salita abbastanza ripida costeggiata da un piccolo ruscello, una volta arrivati in cima, si prosegue con la sterrata, qui iniziamo a vedere gli impianti sciistici di Palasina.
Il cammino prosegue molto fluidamente e dopo circa un'ora di cammino il cielo comincia ad essere più nuvoloso e il sole pallido traspare timidamente tra le nuvole.
L'escursione procede e appena superato il bivio per il Lago Litteran, in lontananza inizia a vedersi il rifugio coperto dalle nubi.
Passati circa 70 minuti di cammino si giunge a un tratto sterrato in salita abbastanza ripido che porta al Rifugio Arp, ad un'altitudine di circa 2440 metri. La temperatura si abbassa repentinamente e inizia a piovere molto forte.
Dopo un pranzo al sacco all'interno del rifugio attendiamo che il tempo migliori per continuare l'escursione e raggiungere i laghi.
Appena lasciato il rifugio e intraprendiamo il sentiero che porta ai laghi, passati pochi minuti di cammino troviamo un piccolo guado molto semplice da superare e continuiamo sul sentiero stretto in direzione dell'alpeggio che troviamo sulla sinistra.
Girando a destra al quadrivio dovremmo staccarci a sinistra sulla sterrata, che però è coperta da molta neve, allora decidiamo di fare un giro più lungo e ripido che ci permette di arrivare, dopo circa mezz'ora di cammino dal rifugio al Lago Battaglia a 2485m di altitudine. Il lago nonostante la stagione è ancora un po' ghiacciato, intorno a noi si possono vedere il Colle Bringuez, il Corno Bussola e il Colle Palasina.
A causa del peggioramento del tempo decidiamo di non proseguire per gli altri laghi e ripiegare verso Estoul, terminando così questa bellissima escursione, stanchi ma soddisfatti di aver visto luoghi cosi suggestivi e incontaminati.
Scritto da: Stefano

Escursione sulla Grigna meridionale (6/06/2010)

Partiti in quattro nonostante le previsioni avverse per un'uscita che già si preconfigurava come una sfida contro gli elementi siamo riusciti a chiudere il percorso e a prendere la cima.
Durante il primo pezzo di ascesa al rif. Rosalba attraverso il Sentiero dei Morti il tempo ci ha graziato regalandoci anche qualche sprazzo di sole, grazia di cui abbiamo abbondantemente approfittato inventandoci un'arrampicata in free su uno dei tanti funghi di roccia che offre il sentiero per esporre la bandiera. Azione che attira l'attenzione degli altri escursionisti sulla tartaruga e che ci vale il riconoscimente di un "simpatizzante" lettore di mafarka una volta raggiunto il rifugio.
Sosta breve e frugale qulla al Rosalba in quanto il tempo stringe e soprattutto il meteo non accenna a migliorare. Partiamo quindi spediti per la via Cecilia(n°10) che per una buona ora e mezza ci terrà impegnati con ferrate, catene e passaggi irti tra le rocce. Da segnalare anche un inconveniente a metà strada che ci fa ripercorrere il tratto per ben due volte a causa di una... dimenticanza di una parte essenziale dell'equipaggiamento (un oggetto in particolare) al Rosalba, sosta evidentemente troppo breve e frugale.
Il cielo nel frattempo imbrunisce e comincia una pioggia che si tramuta quasi immediatamente in grandine a cui si accompagna una nebbia soffusa che ci impedisce anche la visibilità. Esposti ed impossibilitati a cercare riparo a circa 40 minuti dalla vetta acceleriamo il passo nella speranza di raggiungere il bivacco sulla Grigna, della cui esistenza però non si è troppo sicuri.
Grazie al cielo il bivacco esiste e ci si presenta, letteralmente, sotto forma di modulo lunare che compare tra la foschia in mezzo alla tormenta. Gli terremo compagnia per una buona ora quando fuori nel frattempo la grandine si tramuta fortunatamente in neve e poi in una pioggia insisteste, mentre sotto di noi a valle si scatena il temporale. Qui in vetta baldi giovani si esibiscono in un paio di esibizioni machiste tra esercizi e canti sotto freddo, neve e pioggia e in una simpatica atmosfera gogliardica offerta anche dal dall'immagine evocativa del nostro bivacco-modulo lunare e dell'ambientazione avversa.
Tempo di far sfogare il temporale e, causa anche i tempi stringenti si riparte sotto la pioggia. Viste le condizioni optiamo per una più diretta e veloce discesa verso Pian dei Resinelli riservandoci i camini della direttissima per una seconda escursione. seguiamo quindi dalla cima il sentiero al rif. Porta che nell'ultimo tratto addirittura abbandoneremo per darci alla macchia tagliando per il bosco.
Fradici per fradici concludiamo la discesa al parcheggio con una sosta volutamente sotto l'acqua, pronti e temprati abbastanza per ritornare a Milano per la serata di presentazione del nuovo CD degli Zetazeroalfa.
Scritto da: La Muvra Lombardia

Escursione sulla Via Bianca dell'Henraux (06/06/2010)

Svoltosi il rendez-vous a Massa, si parte per raggiungere, passando innumerevoli tornanti, Pian della Fioba. Inondati dalla luce di un sole che lasciava già intendere di non dar tregua. Così comincia l’ escursione. Parcheggiate le auto, verso le 09:45 il gruppo di muvristi toscani si appropinqua ad affrontare il primo percorso, indicato da un cartello ''per esperti'', diretto verso un bunker tedesco risalente alla seconda guerra mondiale, quando questi luoghi tranquilli e silenziosi erano il teatro dove vi si svolgevano le battaglie per la difesa della linea Gotica. Dopo aver scattato numerose foto alle splendido paesaggio che si poteva ammirare dalla postazione tedesca, ci muoviamo verso i percorsi tracciati dai vecchi cavatori di marmo, le vie di lizza.
Un’ impervia salita lungo i vecchi camminamenti dei cavatori ha messo subito alla prova i muvristi toscani, ma la soddisfazione per la conquista della cima marmista e la splendida veduta, da Massa al Golfo di La Spezia, hanno adeguatamente compensato tale fatica. Dopo una breve sosta per rifocillarci, la comitiva si è diretta verso il secondo obbiettivo dell’ escursione il Passo degli Uncini a 1380 m. Quest’ ultimo deve il suo nome al crinale frastagliato formato da una serie di guglie dolomitiche. Dal passo ci possiamo affacciare sullo scosceso versante marino che impressiona per l' estrema pendenza. L’ obbiettivo muvrista si trova sulla via per la cima del Monte Altissimo che, a dispetto del nome, è fra le più basse cime delle Alpi Apuane (1859 m). Quindi ci si incammina attraverso la strada marmifera, subendo il fascino delle cave di marmo e del duro lavoro che esse comportarono. Dopo una seconda breve pausa alle pendici di una cava, abbandonando la Via Bianca dell'Henraux e inoltrandoci nel bosco di faggi, ci si incammina verso il percorso n° 33, il quale promette di essere davvero impegnativo dato che comincia immediatamente con una costante salita fino al Passo degli Uncini. Una volta raggiunto l’ obbiettivo siamo stati preda di una nuvola bassa che non ci ha permesso di vedere molto ma che comunque, ha donato quella profonda e introspettiva atmosfera che riesce a trasmetterti delle sensazioni le quali solamente la montagna può aver la facoltà di regalarti. Dopo essere stati avvolti dal fresco abbraccio delle nubi, ci avviamo per il ritorno. Comincia la lunga discesa per arrivare alle auto, durante la quale si discuteva animatamente sull’ importanza della militanza e delle idee che si traducono in azione concrete.
La giornata si conclude con una stanchezza diffusa ma con un’ estrema soddisfazione per aver goduto dell’ estrema bellezza delle Alpi Apuane.
Scritto da: Gianmarco

Seconda uscita della Divisione Arrampicata, località Roccantica (18/04/2010)

Il secondo appuntamento del 'Corso di Arrampicata Sportiva' La Muvra, si è tenuto a Roccantica (RI) nel delizioso e suggestivo panorama della Sabina. Mentre l'istruttore e alcuni dei partecipanti si trovavano già sul posto, il luogo di ritrovo (Autostrada Roma-Firenze, uscita Fiano Romano) è stato raggiunto pressoché all'orario concordato e tra un paio di soste ed uno svincolo sbagliato da qualcuno un po’ distratto, si è giunti a destinazione!
Qualche scivolone per raggiungere le pareti e si è giunti al punto dove ci si è accampati per il resto della giornata. Alcune vie erano già state attrezzate mentre altre sono state montate rapidamente per consentire di arrampicare a più muvristi contemporaneamente; i neofiti venivano invece iniziati alle spiegazioni tecniche, hanno mostrato molto entusiasmo e seguito attentamente i consigli per raggiungere la loro prima catena, fra qualche voletto ed un mormorato turpiloquio.
Si è arrampicato su vie di 5° (Topolino, Spigolo, il Volontario) è su una via C.D “senza nome”. Il livello di alcune vie era leggermente più elevato rispetto a quello della volta precedente e ciò ha contribuito a rendere maggiore la soddisfazione per le riuscite salite che, grazie alla maestosità della natura circostante, hanno permesso di godere di un panorama splendido. Inoltre, per alcuni muvristi c'è stata la fatidica “prima volta”: hanno infatti arrampicato da primi sebbene con un po' di difficoltà e di timore... Ma la tenacia è prevalsa su ogni tipo di paura, anche a quella degli scarafaggi che popolavano le pareti!
Stanchi ma appagati dalla forte esperienza ci siamo ritirati nel baretto del paese per una meritata merenda, fra brindisi e patatine. Il paesino di Roccantica, che ci ha accolti per il meritato riposo, è un borgo formatosi per sinecismo all'avanzata dei Saraceni (anni 864 e seguenti), circondato da mura (di qui la modifica dall’iniziale toponomo di Fundo in Rocca De Antiquo), che si è reso protagonista della storia della terra sabina nel corso dei secoli, ottenendo privilegi di varia natura da diversi papi (Niccolò II, Innocenzo IV, Gregorio XI, Martino V, Pio V) i quali hanno concesso a Rocca de Antiquo molte esenzioni, immunità e franchigie, come ad esempio la non punibilità dell'incursione dei roccolani nel territorio di Montasula nel 1379 oppure lo svincolo dal pagamento delle tasse al Senato Romano.
In trepidante attesa di nuove escursioni, vogliamo infine ricordare la massima di questa giornata: <<Dove me la ficco sta corda Tizzià?!>> (una giovine mentre saliva da prima) e chiudere con il celeberrimo must: “DAI…”CA…PPIO!” ”
Scritto da: Prisca e Cecilia

Escursione Monte Puzzillo (11/04/2010)

Con la benedizione delle nuvole, la pioggia prevista, e un’arietta frizzante, comincia la nostra escursione!
Ritrovo alle ore 8.30 all’uscita dell’autostrada di Tornimparte, piccola sosta per aspettare tutti i 7 partecipanti che, sebbene fosse presto, erano tutti armati di sorriso e ottime intenzioni! Dopo saluti e presentazioni varie, ci spostiamo verso il Valico della Chiesola (m.1.640); già dal breve tragitto dal casello al Valico, si può ammirare parte del percorso che ci aspetta: le creste si stagliano in un panorama molto suggestivo, coperte in parte da un manto immacolato di neve, immerse nel silenzio sacrale delle montagne che le circondano.
Arrivati al Valico, lasciamo le macchine sul ciglio della strada, all’inizio del sentiero, dove inizia la nostra avventura alla volta della vetta del Monte Puzzillo.
Il sentiero dopo essersi inerpicato nel bosco per circa un’oretta, tra spazi innevati, alberi spogli e colori autunnali,  ci conduce, insieme all’immancabile Frida, in cresta, dove siamo accolti da fiocchi di neve che, leggeri, danzano intorno a noi, sulle note del vento che ci avvolge; ci chiediamo se sia solo il vento a portarci questi piccoli cristalli, dalle montagne che vediamo all’orizzonte, o se sta realmente nevicando… la risposta non tarda ad arrivare: nel giro di poco tempo la temperatura si abbassa, il vento si alza, e i fiocchi si moltiplicano fino ad avvolgerci completamente…
Una piccola sosta e la marcia riprende fino al Monte Puzzillo dove, circondati da un panorama meraviglioso, posizioniamo le bandiere e scattiamo la foto del gruppo al completo. 
Soddisfatti prendiamo la via del ritorno, seguendo lo stesso sentiero di cresta fino a raggiungere   un luogo dove gli occhi possono spaziare ed alimentare lo spirito:  con lo sguardo rivolto al  Nord onoriamo un Comandante che ha tracciato la nostra strada e del cui esempio cerchiamo di essere degni. E’ il nostro momento di riflessione più profonda, quello in cui  ricordiamo il Comandante, un minuto in cui sgombriamo la mente dalle banalità quotidiane, e cerchiamo di dare un senso diverso alle azioni che compiamo.
Il vento e la neve impongono di  rifocillarci velocemente per  terminare la nostra discesa a valle. Durante il cammino, tra tratti innevati e rocce, due aquile volano su di noi… chissà forse ci salutano o forse ci accompagnano in un viaggio diverso prima di rientrare nel bosco. Un’ultima e più riparata sosta, quindi, tra battute,  e risate riprendiamo il cammino e guadagnamo  le macchine.
La giornata si conclude al bar de “La vecchia miniera”, a pochi minuti dal sentiero, con i partecipanti stanchi, bagnati dalla neve, ma soddisfatti e sempre sorridenti.
Questa escursione ha rinnovato nei partecipanti la passione per la montagna, con tutte le difficoltà che da essa possono scaturire, ma soprattutto la capacità di trovare la gioia nel superare insieme i piccoli ostacoli del cammino.

Prima uscita della Divisione Arrampicata, località Monte Guadagnolo (28/03/2010)

L'appuntamento della mattina è stato caratterizzato dalla notevole puntualità, da non sottovalutare mai quando si ha a che fare con la montagna.
Da Palestrina (450 m.s.l.m) seguiamo la strada per Guadagnalo situato a 1218 m.s.l.m. ,il centro abitato più alto del Lazio.
Arrivati nel punto stabilito parcheggiamo le macchine, intorno a noi un panorama stupendo e vastissimo: dai Monti Simbruni ai Monti Cricelli, da Roma a Tivoli e il Monte Gennaro.
L'avvicinamento alla falesia è stato pressoché nullo, in quanto la collocazione delle pareti è assai prossima al parcheggio della piazza del paese. Una volta ai piedi della via prescelta come prima ascensione, è stato tenuto un discorso introduttivo all'arrampicata, in quanto la maggior parte dei partecipanti era del tutto nuova a questo tipo di attività. È stata mostrata l'attrezzatura di base e ne è stato spiegato l'utilizzo, sottolineando i dettagli "macabri" che, pur incutendo timore, fanno ben capire l'importanza dell'attenzione meticolosa nell'indossare e nell'usare tali oggetti tecnici . Sono state date le indicazioni basilari riguardo alla posizione da assumere in parete: la ricerca del baricentro, la stabilità nel poggiare i piedi, il minimo ricorso alla forza delle braccia. Sono state illustrate le due modalità di ascensione "da primo" e "da secondo", quest’ultima, messa in pratica da tutti i partecipanti. Sono state comunicate le parole chiave dell'arrampicatore, in particolare "blocca" e "cala", verso le quali i partecipanti hanno mostrato una certa avversione, preferendo vocaboli più coloriti e dialettali. Si è proceduto con l’affrontare la salita della prima via "Camino Jannetta" (20 m / 4C): a dispetto delle aspettative dell'istruttore, la prima salita non ha costituito una grossa difficoltà per i partecipanti, che sono arrivati tutti alla catena, più o meno velocemente, chi in modo più elegante, chi mostrando già l'attitudine a usare molto la forza e poco la tecnica. Ci si è poi spostati sotto le due vie successive: il "Martello"(20 m / 5B+) e lo "Spigolo del Martello"(20 m / 6A), prima di affrontare queste due salite, rivolti a Nord abbiamo dedicato un minuto di silenzio a una Carissima Persona scomparsa tempo fa.
In queste due vie è stata trovata maggiore difficoltà, per ovvi motivi visto che il grado indicato sulla guida è decisamente maggiore di quello della via precedente. Tuttavia la prestazione dei partecipanti è stata di nuovo superiore alle aspettative, nonostante non tutti siano riusciti ad arrivare alla catena, ma la forza di volontà si è ben vista sin dal primo passo affrontato e il “non arrendersi” era ben radicato nel pensiero degli arrampicatori.
La giornata si è conclusa attorno alle 19.00 nel bar della piazza del paese...
Il numero dei partecipanti, dieci, si è rivelato ottimale per questa prima uscita, ma potrebbe essere incrementato nelle prossime, in quanto è stata acquisita una padronanza sufficiente da permettere di lavorare su due cordate contemporaneamente.
Le falesie del Monte Guadagnolo hanno donato agli arrampicatori La Muvra nuove riflessioni e concentrazioni per le prossime arrampicate.
Scritto da: Tiziano & Alessia

Escursione sul Passo del Diavolo (21/02/2010)

Non poteva cominciare sotto migliore auspicio la prima escursione su neve della sezione laziale/abruzzese de La Muvra: dopo giorni di pioggia incessante, bufere e grandine un po’ in tutto il Centro Italia, l’alba di domenica 21 febbraio ci preannuncia una giornata splendida, ideale per la nostra uscita. Mentre il sole del mattino si affaccia sui picchi innevati del Parco Nazionale d’Abruzzo, ci dirigiamo in auto verso il punto di partenza dell’escursione, ossia il Passo del Diavolo, nel Comune di Gioia dei Marsi. Il luogo, dal nome decisamente evocativo (si narra che, in un passato non ben precisato, vi sia stata avvistata una strana creatura, metà umana e metà taurina), è situato ad un’altitudine di 1400 mt, e si raggiunge percorrendo stradine innevate, che si inerpicano tra i boschi fino al paese di Gioia Vecchia, ormai quasi disabitato. Giunti a destinazione, nei pressi di un rifugio chiamato, e non poteva essere diversamente, Del Diavolo, parcheggiamo le automobili.
Possiamo finalmente cogliere con lo sguardo la méta della nostra escursione: la vetta del Monte Turchio (1898 mt s.l.m.), che raggiungeremo tenendoci sempre sulle creste, alcune coperte da un discreto strato di neve, altre abbastanza scoperte, a causa dei forti venti e di qualche recente pioggia. Saliremo servendoci di diversi tipi di attrezzatura; alcuni di noi affronteranno infatti la salita (e soprattutto la discesa!) con gli sci da alpinismo, altri con le racchette da neve o ciaspole, mentre i più temerari si avventureranno lungo il percorso con i soli scarponi da trekking invernali. Non appena i più esperti del gruppo hanno scelto il tragitto migliore, ci mettiamo in marcia superando rapidamente gli ultimi lembi di una faggeta spoglia, attardandoci di tanto in tanto per ammirare il panorama sotto il sole splendente, e per seguire le orme lasciate dagli animali del bosco durante la notte appena trascorsa. L’ascesa è piacevole ma certamente impegnativa, e la fatica riesce ad attardare qualcuno un po’ fuori allenamento. Ma superate le pendenze più aspre, il percorso si fa più lineare, la neve più profonda e la vetta con le sue due croci sempre più vicina, finché finalmente il sentiero termina nel panorama mozzafiato della Piana del Fucino, incorniciata dalle due Signore dell’Appennino centrale: il Velino e il Gran Sasso. Il consueto minuto di raccoglimento rivolti a Nord questa volta ha una dedica particolare.
Nonostante il freddo pungente ci attardiamo parecchio sulla cima, per riempirci gli occhi della meraviglia che si staglia sotto di noi, sullo sfondo delle nostre bandiere distese dal vento. Dopo uno spuntino leggero, consumato appena qualche metro più in basso, ci accingiamo ad affrontare la discesa vera e propria, con i “camminatori” che percorrono a ritroso il sentiero dell’andata e gli sciatori che si avventurano attraverso il crinale innevato attraverso la via più emozionante.
E la discesa con gli sci ripaga, come sempre, la fatica, si scivola velocemente dalle prime creste, per poi affrontare un piacevole “muro” finale ed arrivare con un poco di anticipo sul resto della truppa che affronta la discesa a piedi e con le ciaspole, tornando sui medesimi passi della salita, discesa che si svolge rapidamente, con le gambe più stanche ma col cuore saldo e rinfrancato dalla cima appena toccata, in silenzio e con la consapevolezza di aver vissuto una giornata entusiasmante, si ripercorrono le tracce fino a vedere il rifugio e le nostre macchine per giungere sul pianoro finale.
Quando si torna nuovamente al Passo del Diavolo sono le prime ore del pomeriggio; c’è tutto il tempo per quattro chiacchiere ed una bevanda calda, prima di tornare a casa, forse con un pizzico di malinconia nel salutarci, ma con il cuore arricchito da una nuova ed intensa esperienza vissuta sotto lo stendardo de La Muvra.
Scritto da: Paolo & Nebulah

Escursione sul Velino (15/11/2009)

Della serie “chi viene vale e chi non vale …”
Splendida occasione intersezionale con i camerati/montanari di Roma ed Avezzano, diretti dal nostro presidente Namter. Di buon mattino, ore 06:20 del 15 novembre ’09, ci siamo trovati sul piazzale del parcheggio del borgo medioevale “Della Rocca” di Alba Fucens, e poi via fino a S. Maria in Valle Porclaneta, non prima di una soddisfacente colazione a Rosciolo, ancora deserto.
All’attacco del sentiero siamo un bel gruppo di 14 persone. Il sentiero prende subito una buona pendenza ma é comodo e ben segnato ed il nostro passo procede spedito. In ogni tempo la montagna ti prende e ti affascina, ma l’autunno è un momento magico per i mille colori che ti riempiono gli occhi e per l’aria intima, rarefatta che il bosco assume in attesa del gelo invernale e se a questo si aggiungono le frequenti “visite” benauguranti degli splendidi Grifoni… peccato per il resto del mondo!
Siamo partiti alle 7:20, dopo un’ora circa cambiamo percorso, abbandonando il sentiero N.3 per una deviazione comoda che risale il Vallone di Sevice; lasciamo sotto di noi una mistica coltre di nubi (cirri e strati bassi!) che fa da sostegno al nostro cammino e sfondo agli scatti dei foto-montani. Raggiungiamo un po’ in ritardo la Fontana Sevice (1975 m) e poco dopo (circa un’ora) il rifugio Capanna di Sevice (2.119 m) situato su un bello schienale di dolina. E’ ben attrezzato anche con tavolo, vettovaglie, legna, tè, biscotti, vino e letti a castello: che fortuna, per un paio di ragazzi che, non debitamente allenati all’incedere in montagna, crollano nel rifugio! Fortuna per tutti poi che il Namter abbia le chiavi del rifugio, in gestione al Gruppo Escursionisti Velino!
Al passaggio dalla Selletta dei Cavalli il meteo è cambiato: freddo, con un’escursione termica di circa 10 gradi, vento da N, bello fresco, e nubi su di noi, che ci accompagneranno fino al rientro in valle. Da qui il percorso, sentiero 3, passando dai pressi del Costognillo ed attraversata la Bocchetta di Oticito, si fa più ripido e un po’ insidioso dalla coltre nevosa ed a tratti ghiacciata. Il fido pastore abruzzese, che non ci molla dalla partenza, si diverte a beffarci, raddoppiando i nostri passi e concedendosi riposi a noi negati!
Usciamo infine dall’ultimo tratto ripido ma aperto e scaldati da un timido raggio di sole alle 14:30 tocchiamo la cima del Monte Sevice – 2.355 m slm, e non del Velino, che si lascerà solcare in un’altra occasione! Il Sevice, comunque, ci regala preziosi scorci di Appennino: dalla Laga al Gran Sasso dai Sibillini alla Maiella. La sosta non è estremamente piacevole, vista la tesa del vento. Presente ai camerati caduti ed ai nostri cari, animali compresi, saluto di vetta, foto di rito e giù!
Diretta fuori traccia, in sicurezza, verso il rifugio, recupero dei “cittadini” e rientro alla partenza, per lo stesso percorso d’andata! Ore 17:15 siamo alle auto; scambio di saluti e rientro a casa. Felici, per il bel giorno trascorso, per le belle gentes che erano con noi e per queste montagne che sempre ci accolgono!
Scritto da: Massimiliano

Escursione Nazionale a Bolzano (10/10/09)

Tempo incerto, previsioni di pioggia. Ma sabato mattina, nonostante il cielo non prometta nulla di buono, la pioggia decide di attendere. Appuntamento alle 8.30 al Bar8, e partenza con i nostri mezzi. Presenti, oltre ai ragazzi dell’Alto Adige, una numerosa comitiva abruzzese-laziale, con al seguito l’immancabile cagnolina Frida, vera mascotte del gruppo.
La catena montuosa che ci apprestiamo ad affrontare è quella del Catinaccio, sulle maestose Dolomiti; ci dirigiamo in auto verso il Passo di Costalunga, da dove si scende verso località Carezza.
L’escursione vera e propria ha inizio con una breve ascesa in seggiovia, che da quota 1650 ci porta al Rifugio Paolina, a 2127 metri di altezza. Sotto di noi sfilano silenziosamente i verdi prati che tra qualche settimana saranno imbiancati da una spessa coltre di neve, che li trasformerà in affollate e chiassose piste da sci. Ma in questa stagione, per fortuna, tutto ancora tace, e solo pochi escursionisti si avventurano lungo le pendici della montagna, sfidando una nebbia fredda e lattiginosa che rende l’atmosfera ovattata, quasi irreale. Dal Rifugio Paolina iniziamo a camminare lungo il sentiero che si inerpica in direzione Nord, Nord-Ovest, verso il Passo Vajolon e Coronelle. Attraversiamo per un breve tratto il bosco di conifere, tra il verde scuro dei cembri e i larici già tinti di vivaci sfumature autunnali, costeggiando impressionanti pareti di rocce sedimentarie da cui sgorgano rivoli di acqua freschissima.
Il sentiero si snoda ora tra pietraie e rocce, ci lasciamo alle spalle le ultime propaggini del bosco, la temperatura è mite e presto le giacche a vento finiscono negli zaini. Comincia l’ascesa lungo l’ultimo tratto, il più aspro; qualche breve pausa per riprendere fiato diventa l’occasione per ammirare il maestoso panorama della valle glaciale che si estende sotto di noi. In vista del Passo percorriamo un breve tratto di ferrata, abbastanza semplice da superare e, dopo poco, il volo di numerosi gracchi alpini ci annuncia il Passo Vajolon, 2560 metri. Alle nostre spalle, verso sud, il maestoso Latemar, davanti a noi la Val di Fassa e, purtroppo nascosta dalle coltri brumose, la Marmolada, che riusciamo solo ad intuire. Siamo ai piedi della Roda di Vael, 2881 metri: ne mancherebbero circa 300 di ferrata per raggiungere la vetta, ma non avendo con noi l’attrezzatura appropriata decidiamo di non correre rischi, visto anche il tempo che va peggiorando. Ci lasciamo la cima per la prossima volta.
Avanziamo ancora di qualche centinaio di metri sul crinale, fa più freddo ed il vento incalza; qui ci fermiamo per il consueto minuto di silenzio, rivolti a nord, “Ordine in Libertà”. E’ quasi l’ora del pranzo, che ci attende al Rifugio Roda di Vael, più in basso a quota 2283. Decidiamo di tagliare, lasciando il più comodo sentiero: ci aspettano i momenti più impegnativi, ma anche più divertenti, dell’escursione: 200/300 metri di discesa, ripida, cercando appoggi per le mani ed i piedi, passaggi non sempre facili, e spesso arditi. Ed è proprio qui che incontriamo le bellissime stelle alpine, con i loro petali vellutati che fanno capolino tra le rocce e i radi ciuffi d’erba.
Dopo una mezzoretta ci ricongiungiamo al sentiero, le nuvole sono molto basse e “qualcuno” rischia di perdersi, alla spicciolata si arriva al rifugio. Subito a tavola, ad assaggiare i piatti tipici di queste montagne, come i Canederli, ed a bere birra. La compagnia è ottima, così come il cibo e la birra, ed il tempo passa velocemente. Caffè, grappa ed è ora di proseguire il cammino. Scenderemo, completando un anello, sino al punto di partenza della seggiovia, a 1650 metri.
Piove adesso, si devia il percorso per raggiungere uno dei punti più attesi, un’enorme aquila di bronzo di oltre 2 metri, l’Aquila di Christomannos. Il monumento appare improvvisamente dalla fitta coltre di pioggia e nuvole basse, lasciandoci senza fiato di fronte alla sua imperiosità. Grandina, e fatte le foto di rito, con lo stendardo della Muvra sotto l’aquila, si riprende il sentiero per la discesa.
Percorriamo ancora qualche centinaio di metri tra i prati alpini, fino ad incontrare di nuovo gli alberi: all’inizio, solo ginepri striscianti e sporadici esemplari di pino mugo, che crescono bassi e contorti nell’ambiente inospitale. Poi, scendendo più in basso, il sentiero si getta improvvisamente nel bosco vero e proprio, sotto le fronde di abete rosso e pino silvestre, decorate da festoni di licheni argentati. Si giunge al termine col sole che sta per tramontare, stanchi e bagnati ma felici.
Si torna a Bolzano dove in serata ci aspetta la cena con i camerati del Bar8. La prima Nazionale della Muvra non ha tradito le aspettative.
Scritto da: Paolo & Nebulah