La Muvra - Scheda: [08/08/10] Monte Piccolo San Bernardo
Scheda: Monte Piccolo San Bernardo
 
  Monte Piccolo San Bernardo
Data: 8 Agosto 2010
Ritrovo: -
Ora: -
Organizzato da: La Muvra Valle D'Aosta
Tipologia: Escursione
Difficoltà: E
Dislivello: 793 metri circa
Durata: 6 ore circa

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RESOCONTO

di Stefano P.

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Alle 8:30 circa di una soleggiata e fresca domenica di inizio agosto, ci incontriamo nei pressi  di Aosta pronti per questa nuova escursione che ci porter� al colle del  Piccolo San bernardo, passando per l'antica Alpis Graia.Dopo circa 40 minuti arriviamo a La thuile e prendiamo avvio nel centro storico del paese (m 1441, ‘Ariolica’ negli antichi documenti itinerari romani), al vecchio ponte sulla Dora, di fronte all’omonimo e decaduto albergo. Qui inizia la ‘Vieille Route’, la mulattiera che ricalca la Strada romana delle Gallie (proveniente da Augusta Praetoria, ovvero Aosta, forse per il Col d’Arpi e non per l’aspra gola della Dora, percorsa dall’attuale strada statale). Nel suo primo tratto risale i prati a fianco della Dora di Verney (sullo sfondo emergono le cime del Rutor), contenuta da un lungo muro a secco; quindi, quasi rettilinea, incrocia per ben cinque volte la strada rotabile che si attarda in frequenti tornanti, da cui si evince la diversa concezione stradale degli antichi, tendente a realizzare opere pi� facili a farsi che a percorrersi, cio� pi� dirette ma anche molto pi� acclivi. La strada carrozzabile, oggi statale 26, fu aperta nel 1872, quella del versante francese nel 1866. Paradossalmente, nei primi anni d’esercizio, si utilizz� ancora la vecchia mulattiera: per i pedoni era pi� breve, per le merci mancavano ancora carri a quattro ruote che potevano convenientemente usare la nuova strada.Frattanto laciamo le ultime case di Grand Goletta, la frazione pi� alta di La Thuile. La mulattiera ritorna sulla statale all’altezza del ponte sulla Dora di Verney(m 1602). Questo � un punto centrale del percorso, per via del difficile superamento del torrente, che scorre in una profonda e orrida gola. I Romani vi gettarono un primo ponte, distrutto nel 1794 dai Piemontesi in fuga dalle truppe rivoluzionarie francesi. Alla fine dell’800 se ne scorgevano ancora tracce (con un arco di oltre 16 metri di diametro e una larghezza di 4.20 metri), poi pi� nulla. Il ponte attuale risale al 1874.Subito dopo s’incontrano la bianca chiesetta di San Bernardo, con l’effigia del santo in facciata, e le case di Pont Serrand(m 1651). Il borgo, accuratamente restaurato, era l’ultimo presidio permanente prima della salita al passo. Infatti le dimore sono allineate lungo l’antica via e precedono una prima acclive rampa fra larici e prati. Questo tratto accanto al Rio delle Acque Rosse, specie attorno a quota 1730, � fra i pi� interessanti per la sussistenza del tracciato romano, su fondo naturale, indicato dal segnavia, e della mulattiera di epoca moderna, in parte selciata che aggira il rilievo con ampie curve e minor pendenza. Si torna a traversare la statale e si affronta una nuova rampa: il terreno cedevole ha fatto qui scomparire ogni traccia antica, ragion per cui vale la pena ammirare la calotta nevosa del Monte Bianco che spunta lontana, sulla destra. Quindi lasciamo poco discosta, sempre a destra, la Prima Cantina(m 1921), magazzino e rifugio della strada carrozzabile, e si prosegue con minor fatica fra i prati di Combeymar. Pi� avanti, riattraversata la strada, si guadagna una lieve sella (m 2009) fra la Testa del Chargeur e la Testa dell’Asino, due poggi di roccia calcarea. Il tracciato pianeggia, sospeso sulla conca di Verney, e riavvicina la strada superando la diroccata Seconda Cantina(m 2049), detta ‘des Eaux-Rousses’, dal vicino torrente le cui acque si tingono al passaggio su banchi di tufo ocraceo. Oltrepassiamo, lungo la statale, una zona acquitrinosa, poi si riprende l’antico cammino, salendo sulla sinistra della rotabile. Da buon tratto ormai si � superato il limite della vegetazione arborea; dal terreno affiorano solo pingui cuscini di erbe e fiori montani; d’un tratto, da basso, il ceruleo lago Verney (m 2088); infine si scorge il vasto pianoro del valico fra la Punta di Lancebranlette (m 2902) a destra e il Monte Belvedere (m 2641) a sinistra, i due capisaldi della linea di confine fra Italia e Francia, arretrata di circa 1,5 km a nostro sfavore dopo le vicende dell’ultima guerra. Giunti in localit� Cantine(o, meglio, Terza Cantina, m 2179) prende avvio la seconda parte dell’itinerario: l’anello del colle.Lo cominciamo (m 2179), a poche centinaia di metri dal confine con la Francia, dove si trova la stazione della seggiovia. Una strada sterrata si dirige subito al Belvedere sul lago Verney, splendido bacino glaciale a 2088 metri d’altezza, nelle cui limpide acque si riflettono le nevi eterne del massiccio del Monte Bianco. Il percorso si riporta quindi nelle vicinanze del passo e della rotabile. Parallela ad essa si nota un terrapieno poco pronunciato dove scorreva la strada romana. Accanto sono allineate le basi (complesso A) di una mansio, luogo di accoglienza e ristoro, risalente alla prima et� imperiale. Accanto agli alloggi c’erano le scuderie, le rimesse per i carri, un’officina, esattamente come le moderne stazioni di servizio autostradali. Poco pi� avanti si situa un fanum, ovvero un tempietto con cella a pianta quadrata, circondato da portico. Era dedicato a Ercole Graius. Scavi condotti fra il 1997 e il 2001 hanno individuato un edificio (complesso C) sul lato opposto della strada romana. Dotato di un solo vasto ambiente era anch’esso connesso con le strutture di ricovero del valico.La linea di confine � arretrata a sfavore dell’Italia di circa 1500 metri dopo le vicende della Seconda guerra mondiale tornando alla situazione del 1725, concordata al termine di una lunga disputa sui pascoli sommitali fra il comune valdostano di La Thuile e quello savoiardo di S�ez. Oggi taglia a met� un misterioso cerchio di piccoli monoliti infissi nel terreno con un diametro di circa 70 metri. Nulla si sa sulla sua origine (forse la prima et� del Ferro, 725-450 a.C.) e, tanto meno, sulla funzione. Un recinto funerario? Un sito rituale? Certamente qui si incontravano i popoli preromani: i Centroni, che abitavano la Tarentaise, e i Salassi, che popolavano il bacino della Dora. � comunque la conferma delle antichissime frequentazioni di questo valico. In passato gli alpigiani erano usi chiamarlo ‘campo di Annibale’, accreditando qui il presunto passaggio del condottiero cartaginese nella sua discesa in Italia, avvenuta attorno al 218 a.C.La colonna di Giove, simbolo della presenza romana, si erge poco pi� avanti e reca alla sommit� un statua di Bernardo. Segna il culmine (2188 m) e, forse munita di una lanterna, serv� per quasi due millenni a indicare il cammino ai viandanti.Dopo questa lunga ma interessante camminata ci fermiamo in un tipico bar proprio al confine tra Italia e Francia, dopo una bella mangiata godendoci la fresca e pura aria di montagna e dopo aver degustato un ottimo gen�py, grappa tipica della nostra regione, riposati torniamo indietro verso la Thuile, facendo per� prima una piccola deviazione al lago Verney, dove abbiamo anche il piacere di vedere un piccolo laghetto popolato di rane e girini.Arrivati a Valle facciamo rientro alle nostre case, alle nostre vite con nel cuore, e negli occhi, questi luoghi suggestivi e pieni di storia, con la dimostrazione che i nostri avi sapevano costruire anche in luoghi cosi difficili da raggiungere, mantenedo per� un perfetto equilibrio con la natura circostante, rispettandola e amandola.

 
 

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