La Muvra - Scheda: [17-18-19/06/11] Trekking Via dei Marsi
Scheda: Trekking Via dei Marsi
 
  Trekking Via dei Marsi
Data: 17-18-19 Giugno 2011
Ritrovo: Presso la nostra sede in via Marconi 58 ad Avezzano
Ora: 7.00
Organizzato da: La Muvra
Tipologia: Escursione
Difficoltà: -
Dislivello: -
Durata: 3 giorni

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RESOCONTO

di Fabio C.

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Venerd� 17 giugno 2011... Non mi pesa la sveglia delle 4:30 del mattino, nonostante una settimana di lavoro impegnativo e poco soddisfacente. Fra la mia casa ed il luogo dell'appuntamento ci sono circa 200km che sono intensionato a percorrere in orario per non arrivare tardi. Pesa invece lo zaino ( ben al di l� dei 22kg ) e l'attrezzatura fotografica ( 3kg ) che imbraccio con decisione, la stessa che si scarica sulle mie gambe facendole vacillare. Mi domando se ho sbagliato qualcosa, se ho caricato troppo... La magnifica esperienza che avrei vissuto di li a poco, avrebbe dato risposta a questo interrogativo e a molti altri di ben pi� profondo spessore e valore. Lascio la mia citt� dormiente, cos� come la sua coscienza, avvolta dalla coltre umida del mattino intervallata da mille luci, osservandola dallo specchietto retrovisore della mia auto, che gi� accellera fedele lungo una via deserta e facile da percorrere. Il breve trasferimento autostradale trascorre liscio, ed arrivo in anticipo, compiaciuto del fatto di non aver dato modo ai miei compagni di avventura di aspettarmi e rallentare la partenza per la lunga marcia. A breve arrivano tutti, conosco solo l'organizzatore, "il presidente" cos� scherzosamente definito da uno degli altri due partecipanti che vedo per la prima volta. Giro di saluti e presentazioni, sistemazione delle auto e siamo gi� sulla via per raggiungere il parco San Leonardo stretti tutti insieme su un'unico mezzo per agevolare la logistica dell'evento. Un saluto al nostro gentile e saggio accompagnatore, uno sguardo agli orologi, al gps, una regolata alle cinte dei nostri massicci zaini e partiamo, inoltrandoci per un sentiero che da subito palesa quello che sar� l'impegno del nostro fisico e la misteriosa solennit� del bosco sacro che attraversa. In testa al gruppo "il presidente" ci accompagna, guidandoci con sicurezza fino a quella ch� sar� la prima pausa del nostro primo giorno di cammino: La "Grotta di Orlando". Un luogo affascinante ed atavico, pieno di ancestrale memoria espressa dalla consunta pietra calcarea che si mostra all'interno della cavit� di origine carsica. Nel suo inghiottitoio pi� profondo la temperatura si f� rigida, congelando il sudore copioso delle nostre schiene in un severo istante che ammonisce e ricorda il nostro status di "ospiti", in quello che � un santuario di Madre terra.La storia e la leggenda compenetrano quel luogo, presenti come il vento che muove le verdi fronde dell'antico Bosco Sacro di Angitia. Da questa misteriosa cavit�, che infonde negli animi pi� sensibili, memoria ed ispirazone, ripartiamo alla volta della lunga ascesa sul crinale del Monte Alto e del Monte Longagna. Un percorso degno di nota, dove la forza ed i "muscoli"di una faggeta lussureggiante, ci accompagnano per una lunga serie di tornanti ed impettate, tenendoci sempre al riparo da un giovane ma forte sole estivo. E' il momento, a mio avviso pi� duro: gli zaini carichi di tutto il necessario per affrontare tre giorni in montagna, lontano dalle comodit� dell'attuale civilt�, scaricano impietevoli tutta la loro mole sulle nostre anche, richiedendo cos� un sacrificio per me inconsueto ma al quale la mia indole non vuole assolutamente cedere. Il sentiero continua a salire con un'inclinazione costante che a tratti aumenta ma mai per diminuire subito dopo. La forte sudorazione, coadiuvata soprattutto dal caldo estivo, svuota i muscoli e di li a poco si manifesta la fatica nella sua natura pi� ultima e semplice. Da quel momento in poi, ho realizzato che le persone che stavano camminando con me, hanno iniziato ad essere dei veri e propri "gregari" senza i quali tutto ci� che stava accadendo, non sarebbe stato possibile. Abbiamo marciato per l'intera ascesa fino alle estremit� pi� elevate del Monte Alto in silenzio, ascoltando uno l'impegno dell'altro, interrompendolo di tanto in tanto, solo con qualche parola di breve incitamento ed un respiro pi� profondo...Una salita rispettosa dell'ambiente che attraversava, umile dinnanzi alla sua maestosit�. In montagna non servono poi tante parole per intendersi, un solo cenno � sufficiente per comprendere e continuare salire. Nel pieno della salita, assorto nella concentrazione per gestire la lotta fra la fatica e la volont�, sento la voce della nostra guida, alzo gli occhi e focalizzo la sua figura stagliarsi in controluce davanti ad un'ampia porzione di cielo di un azzurro profondo. Il bosco si diradava, lasciando spazio alla sella che ci avrebbe portato alla cima del Monte Alto, ufficializzando il nostro arrivo in "quota" per quella giornata. All'arrivo sulla sommit�, a breve distanza dalla fitta trama del Bosco Sacro appena lasciato, ci ha accolto una splendida visione, di ampio respiro, che in un istante ha cancellato la fatica ed il rigore della salita. Dinnanzi a noi, una congregazione di vette fra le pi� importanti e rinomate d'Abruzzo, Muro lungo, Monte Velino, Cafornia, La Magnola,La Serra di Celano, Il Sirente… sovrastate da un cielo di un blu intenso, impreziosito dalle evoluzioni aeree di bianche nuvole scolpite da un vento che, in quel contesto, nulla aveva di materiale ma bens�, sembrava provenire dalla dimensione divina. In basso, con lo sguardo misuravo in un solo colpo d'occhio, l'intera Piana del Fucino, che mi si presentava come un grande mosaico, dal disegno misterioso, posto in opera dal lavoro di chi ha saputo cambiare l'aspetto della sua terra, sfidando la legge naturale, per garantire la sua sopravvivenza strappando, all'antico lago, terre da coltivare. Presi da questo paesaggio maestoso, consumiamo il pranzo sedendo sulla nuda pietra che silente ci accoglie, riposando le gambe per qualche minuto. Ripartiamo, rinfrancati nel corpo e nello spirito, seguendo un antico tratturo , quasi sempre pianeggiante, che ci accompagner� attraverso un grande altopiano la Serra Lunga, costellato di pascoli, morbidi rilievi sui quali ruminavano mucche e cavalli in libert� e ancora vigorosi boschi che ci hanno protetto per il lungo percorso verso il rifugio, dal sole del primo e caldo pomeriggio. Durante il facile cammino sulla strada battuta, il silenzio ha lasciato spazio a qualche discorso, alcune foto, riprese, scherzi e risate, ed quasi senza rendersene conto, abbiamo iniziato a scendere dalla sommit� dell'altopiano, per raggiungere un crocevia che di li a poco, ci avrebbe fatto imboccare la strada per il rifugio S.Elia nel quale avremmo trascorso il riposo notturno. Il tutto contorniato da un panorama di assoluta purezza e fascino. Cos� come noi scendevamo un dolce crinale, il sole alle nostre spalle iniziava il suo arco discendente, rendendosi meno severo ed iniziando a colorare l'orizzonte di una luce differente rispetto a quella accecante dell'intera giornata. Alla fine della breve discesa, siamo giunti su un piccolo pianoro, posizionato fra due modesti rilievi dove terminava una strada asfaltata. Foto di rito vicino ad una serie di indicazioni dei sentieri maggiori fra cui quelle per il Monte Breccioso, i Tre Confini e Coppo dell'orso, che sarebbero state le mete dei prossimi giorni, e poi gi� seguendo la strada verso il rifugio S.Elia.. Da quel momento in poi l'arrivo al rifugio fu molto veloce: la strada facile da percorrere e il peso degli zaini che ci spingeva in discesa, hanno reso quella breve distanza una veloce "passeggiata". Dietro una curva ci si apre davanti a noi una piccola valle abbracciata da una lussureggiante foresta di alta quota, sulla quale � stato costruito, con sapiente opera, il rifugio S. Elia. Dotato di pannelli fotovoltaici ed acqua potabile, preventivamente portata dalla nostra guida in taniche capienti, abbiamo potuto usufruire del privilegio dell'illuminazione della camerata senza i nostri dispositivi portatili e della possibilit� di lavarci via di dosso il sudore misto alla polvere della giornata. Dopo i lavacri, l'orario e lo stomaco invocavano la cena, che � arrivata frugale e tecnica, ma non esigua, in compagnia e su un bel tavolo di legno che portava inciso i mille segni di chi ci aveva preceduto in quel luogo. Inutile nascondere la stanchezza che ormai aveva preso il sopravvento e dopo i circa 14km percorsi, imponeva il suo dazio da pagare in profondo sonno. La nostra risposta non ha tardato: preparata la camerata per la notte, divisi i comodi materassi che il rifugio metteva a disposizione, tutto il gruppo si � lasciato andare fra le braccia di Morfeo, fra profondi ed inquietanti suoni gutturali provenienti dalle laringi che nulla pi� ormai conservavano di umano...

Sabato 18 giugno 2011... La sveglia suona alle ore 6:00. La notte non � stata molto confortevole: il sonno intervallato un po dal russare dei compagni, un po dalla fatica del giorno prima non mi ha permesso di recuperare a dovere e al risveglio pago salato ed in contanti il mancato riposo e mi alzo a fatica. Di li a poco avrei recuperato tutto, uscendo dal rifugio e trovandomi davanti il meraviglioso spettacolo del giorno che nasceva davanti a noi, tinteggiando della perfetta luce del primo mattino la sagoma dei monti che circandavano la piccola valle ed il bosco intorno. L'aria sembrava entrare da sola nei polmoni...Saliva da sola nel naso, accendendo i pensieri e riattivando il fisico, di nuovo pronto per la lunga giornata di marcia che lo attendeva. Un mattino premonitore...Che in se possedeva gi� la meraviglia alla quale avremo poi tutti assistito durante il giorno, senza dubbio il pi� bello e spettacolare dei tre totali che la marcia prevedeva. Dopo una veloce colazione, tutto il gruppo era pronto, pi� o meno all'orario stabilito per la partenza. Risalito a retroso il percorso fatto la sera del giorno prima sulla strada asfaltata, abbiamo riagganciato il sentiero dal punto dove erano presenti le indicazioni, sotto le quali era stata fatta la foto di rito il giorno prima. Mi volto per osservare il rifugio S. Elia un'ultima volta. La marcia verso il monte Breccioso, prima vera meta della giornata, procede liscia ed affascinante, attraverso il sentiero che cammina su quella che nella mitologia potrebbe essere l'enorme schiena di un titano adagiato a terra. Dalla sommit� del suo dorso si domina con lo sguardo sia la valle del Fucino ad oriente, sia la Valle Roveto ad occidente, oltre le quali si ergono imponenti, quasi schierati, i maggiori rilievi delle catene del posto. La visione del Pizzo Deta da quell'angolazione,ad esempio, colpisce molto poich� si comprende bene quale sia l'imponenza del rilievo sul lato della Valle Roveto. Sembra quasi un dito, teso verso il cielo ad indicare la matrice divina di quel possente contesto montano. La marcia � semplicemente spettacolare, il peso degli zaini sparisce, poich� la mente � completamente assorta nel compenetrare quella che � un'altra dimensione, lontanissima da quella alla quale siamo condannati nella stolta quotidianeit�. Qui, il connubio fra cielo, i grandi spazi, le alture ed il vento onnipresente accompagnano lo spirito oltre il corpo, lanciandolo in un volo che apre ad una nuova consapevolezza e nuova coscienza. Un viaggio introspettivo profondo e inaspettato. Penso che ognuno di noi debba percorrere almeno una volta nella vita sentieri come questi, che avrebbero bisogno di ben altro relatore, che ne descriva la loro essenza ultima. Un sentiero incredibile, dicevo, molto vicino a quella che metaforicamente, potrebbe essere una "dimensione divina" vera e propria, interrotta da qualche breve rilievo da ascendere all'interno di splendide faggiete, dal sottobosco pulito e facile da percorrere. Usciamo dalla faggieta, appunto, per finire su un verde pianoro cosparso di fiori, posiamo gli zaini, apriamo le cartine, impugnamo GPS e bussola... Siamo in localit� Tre Confini. Breve pausa e si riscende per un vivace crinale prativo, per poi risalire, attraverso un piccolo bosco per arrivare alle pendici del Monte Breccioso, qui consumiamo un frugale pasto all'ombra e rispondiamo ai bisogni fisici pi� semplici ed impellenti. Risaliamo, sotto il sole severo ma refrigerati dal vento fresco, il fianco del monte per arrivare poi sul suo picco, attraversando verdi pianori fioriti dall'orografia vivace e tratti di sentiero a mezza costa su fianchi scoscesi che regalano scorci paesaggistici eccezionali, davvero difficili da dimenticare. Il Monte Breccioso ci regala una splendida visione del panorama intorno, ripagandoci generosamente dello sforzo speso per ascenderlo. Dalla sua vetta osserviamo il resto del tragitto che ci attende, realizzando che � ancora molto lungo e che ci impegner� buona parte del primo pomeriggio. Riprendiamo la marcia dopo la foto di rito, riscendendo di poco il crinale del Breccioso e puntanto verso Sud-Est alla volta dello splendido rifugio Coppo dell'Orso. Non riesco a rendere una meritevole descrizione dei luoghi che di li a poco avrei attraversato... Voglio usare un concetto che non � mio, ma che mi � stato espresso dalla mia guida: "In questo luogo si conserva la testimonianza della creazione, dove essa si manifesta a noi nella sua originaria perfezione...Non contaminata dalla nostra presenza". Inutile aggiungere altro. Marciamo, entusiasti, ma il peso degli zaini � grave e non concede sconti, nonostante il nostro atteggiamento noncurante a riguardo, le gambe impongono la loro volont�. Arriviamo al rifugio Coppo dell'Orso provati ma non troppo... C'� ancora il Monte Cornacchia da visitare. Il rifugio � eccezionale, piccolo ma ben congeniato ed equipaggiato. Facciamo una pausa, prendiamo posto all'interno degli spazi del rifugio, preparando i giacigli e sistemando le vettovaglie ed il bagaglio. Ognuno prende il riposo a lui necessario, mentre contempla la bellezza eterna del magnifico paesaggio intorno. A questo punto decidiamo, rinfrancati dal riposo e dall'aver reso molto pi� leggero lo zaino, di partire alla volta della vicina vetta del Monte Cornacchia. Partiamo io e la mia guida, gli altri rimangono a controllo del rifugio. L'arrivo sulla vetta � veloce, ma non troppo agevole: ho il passo rallentato dalla fatica, ma abbassando leggermente il ritmo, raggiungo comunque la vetta appena in ritardo rispetto al mio gregario. La visione � magnifica, il vento, in aumento nella tarda parte del pomeriggio, contribuisce a rimuovere la foschia in pianura e scopre la Valle Roveto e la sua parte terminale da dove si vede il paese di Sora ed il Frusinate. Un colpo d'occhio affascinante e a lunga profondit� di campo. Foto di rito, ultima occhiata intorno e riprendiamo la via del ritorno. Durante il rientro ci concediamo un fuoripercorso e ci dividiamo. Ognuno � rimasto con se stesso a combattere e vincere i propri fantasmi. Il rifugio Coppo dell'Orso rimaneva sullo sfondo, poggiatto su quello che metaforicamente potrebbe davvero essere la schiena di un grande orso ancestrale accovacciato al centro di un grande anfiteatro naturale, disegnato da imponenti rilievi e cienge di calcare. Abbiamo caminato fino alla fine del pomeriggio sugli spalti pi� alti di quel magnifico anfiteatro, in solitudine, riflettendo, fotografando e contemplando quei magnifici spazi sferzati da un vento che aumentava imperioso sul fare della sera. Incontro di nuovo il mio compagno e guida di questa marcia incredibile, ed insieme rientriamo al rifugio. Sul cammino del rientro, trovo un'antichissima punta di freccia in selce. La sua forma � inconfutabile: � la testimonianza tangibile di coloro che percorsero queste montagne in un tempo remoto che sfugge alla nostra reale percezione... Un oggetto raro, poich� non tutti si spingevano e si spingono in questi luoghi ameni, dove le severe e impietevoli leggi di natura sono le uniche e incontrastate dominatrici di questi spazi. Quella punta di freccia � stata per noi non solo una testimonianza, un messaggio... Ma anche un monito, che ci arrivava, attraverso i secoli, direttamente da un antico cacciatore... La montagna come tramite fra due ere divise da un vasto arco temporale... La montagna come diretto testimone del fatto che lo spirito di alcuni uomini di oggi, non � poi cambiato rispetto agli uomini di un remoto ieri... Alcune attitudini non hanno smesso di far parte della nostra indole. Rientriamo al rifugio provati ma ricchi, richissimi nell'animo. Le sensazioni, l'apertura e la lucidit� mentale che un'esperienza tale pu� dare, non hanno affini. Consumiamo una buona cena da un miscuglio di polveri liofilizzate, cucinata con i fornelli da campo vicino ad una finestra che lasciava passare gli spifferi di un vento teso, che non ci avrebbe pi� lasciato fino al mattino dopo. La sera passa veloce ma intensa, accompagnata dalla calda luce di un fuoco acceso nel camino e da buone letture di grandi autori. Prima di ritirarmi nel sacco a pelo, imbraccio la mia attrezzatura fotografica e mi chiudo nella mia giacca a vento. Per una buona ora abbondante, fotografo, seduto su una pietra vicino l rifugio, la meravigliosa volta celeste che vibra al canto di milioni di stelle. La via lattea fa da linea guida ad una luna che, sorgendo ad Est sull'orizzonte, illumina di argento i Monti e la foschia delle valli, dipingendo cos� uno dei pi� grandi scenari che ho avuto il privilegio di poter osservare nella mia vita. Mi addormento con questa immagine nella mente, sulle rigide palanche di legno del soppalco sul quale avevamo steso i nostri sacchi.

Domenica 19 giugno 2011... La sveglia suona come da programma, alle ore 6:00 in punto. Questa volta, sebbene la rigidit� delle assi sotto le nostre schiene, tutto il gruppo si sveglia pi� pronto. Forse la stanchezza fisica � stata portata via dal vento sferzante della notte. Breve colazione, preparazione dell'equipaggiamento negli zaini e alle ore 7:00 in punto eseguiamo la foto rituale davanti al rifugio e siamo gi� in cammino, aiutati da una frizzante aria fredda e dal declivio ripido, sul quale il sentiero diretto alla Fonte Astuni, si avvita in discesa in una serie di tornanti stretti e veloci. Anche qui, ultima occhiata con gratitudine al rifugio prima di scendere: senza la protezione delle sue spesse mura la notte sarebbe stata indubbiamente pi� tenace. Percorriamo tutto il crinale in velocit�, attraversando una foresta di alti faggi, superiamo una breve incertezza causata da una mancata segnalazione sul sentiero quasi a ridosso della valle e arriviamo alla prima tappa della terza giornata di cammino: Fonte Astuni. Ritrovare acqua dopo 48 ore � davvero una panacea. Beviamo l'acqua gelida e cristallina della fonte a saziet�, benedicendo Madre Terra per quella generosa regalia. Ci laviamo con del sapone biologico e mangiamo qualcosa riprendendo animo e voglia di proseguire. Facciamo il carico di acqua fresca e ripartiamo lanciati su una bella strada sterrata battuta e pianeggiante, diretti verso i Prati d'Angro. La discesa si � fatta sentire sulle gambe,ma soprattutto sulle dita dei piedi: ho degli scarponi ormai consunti, hanno mangiato troppi km ed anche se li serro fortemente sento le dita battere sulla loro punta in discesa...Non prevedo nulla di buono. Ma la strada ora � in piano ed addirittura diventa di asfalto per un tratto che praticamente divoriamo con forza, avvezzi a ben altri rigori...Arriviamo ai Prati D'angro, dopo aver attraversato una bellissima valle, che osservavamo dall'alto del Coppo dell'Orso, molto verde e ricca di pascoli, armenti e qualche rifugio. Iniziamo ad incontrare molte persone, gitanti della domenica, fra allegre grida di bambini e barbecue fumanti generosi di appetibilissimi profumi. Un p� titubanti decidiamo di fermarci, il sole in alto e a picco sulle nostre teste, indicava oltre mezzogiorno. Ci sediamo su un bel tavolo di legno, facente parte di una bella area attrezzata di tutti i confort per i gitanti dei prati, e mangiamo con gusto sempre una strana brodaglia mista alle pi� disparate pietanze che vi si possano sciogliere all' interno. Qualcuno, incuriosito dal nostro aspetto e dai nostri carichi ci chiede qualcosa, i bambini si avvicinano, ci guardano curiosi e qualcuno ci sorride offrendoci del vino e raccontandoci le sue vecchie gesta in montagna. Ripartiamo nella prima ora del pomeriggio, l'altitudine non � pi� quella dell'ultimo rifugio e di conseguenza la temperatura � molto alta per il fardello che abbiamo sulle spalle, che inizia a farsi sentire. Raggiungiamo la suggestiva fonte Aceretta, risalendo la parte finale dei Prati d'Angro, per attaccare le pendici del valico Aceretta...Da quel punto in poi saranno 400 metri di dislivello molto impegnativi e sofferti a causa della temperatura alta e della mancanza di vento. Iniziamo subito la salita senza indugiare troppo in soste, saliamo a denti stretti resistendo alla forte inclinazione, alla stanchezza fisica accumulata in due giorni di cammino e respirando profondamente tutta l'aria che riusciamo ad incamerare nei polmoni... La nostra instancabile guida ci precede in ascesa, la vedo voltarsi, guardarmi e dire:" non pensare a niente...Pensa solo alla vetta!". Non so perch�, ma la mia mente si aggancia con tenacia a quella frase fregandosene di tutto il resto e, nonostante il bruciare dei bronchi iperventilati, spinge adrenalina in circolo... Cos� oltrepasso gli ultimi cento metri trovandomi sul valico dell'Aceretta al suo fianco. Soddisfatta mi tende la mano e mi sorride senza dire nulla. Da quel punto in poi sarebbe stata solo discesa fino a Pescasseroli. Compattiamo il gruppo, ci prendiamo una brevissima pausa sugli impianti sciistici spogli della neve invernale e poi di nuovo gi� dall'altro lato del valico su un sentiero a tornanti pi� dolci nel bosco, diretti verso il vallone Peschio di Iorio. Sento arrivare dolori che non lasciano presagire nulla di buono dalle punte di alcune dita di entrambi i miei piedi... Ma proseguo non curante poich� ormai siamo tutti lanciati in discesa. Arriviamo nel vallone dopo aver attraversato diversi impianti e ci ritroviamo su un'ampia strada pianeggiante che ormai poco dista da quella asfaltata che conduce al paese. Ci prendiamo una pausa sotto l'ombra. Apro il treppiede ancorato alla mia macchina fotografica che monta un obiettivo grandangolare fornito di un grande paraluce per dare giustizia a quei paesaggi incredibili. Appoggio il treppiede a terra e distratto, un po dalla fatica e dalla sete, lascio la presa. Il fondo della strada e fatto di sassi...Uno di loro, sottostante una gamba del cavalletto, cede in una piccola cavit�, facendo destabilizzare il cavalletto, che, avendo perso oramai l'appoggio, si inclina cadendo rovinosamente a terra e facendo impattare il grande paraluce dell'obiettivo su un'altro masso. Un impatto non violento, ma quanto basta per aprire letteralmente il grandangolare all'altezza della ghiera di messa a fuoco. Io assisto alla scena tentando di intervenire ma invano: i 22 kg e passa di zaino rendono i miei movimenti veloci come quelli di un pachiderma. Non mi resta che raccogliere la macchina e constatarne i danni. Riparare il tutto mi coster� molto caro scoprir� pi� avanti tornato a casa. La cosa che mi ha colpito, di questo piccolo incidente, � stata la mia reazione: apprensione si ma... Il primo minuto, dopodich� consapevolezza dell'errore commesso e volont� di riparare il danno. Niente di pi�. In una condizione quotidiana avrei imprecato per ore con profonda cattiveria. La montagna insegna il concetto di "valore" riguardo a tante cose. Quello � stato solo una piccola complicazione ad uno strumento che, seppur utile, rimaneva sempre uno strumento. I miei compagni erano li, a due passi dal raggiungere la meta, dopo aver percorso pi� di 50 km insieme in un contesto magnifico...Quello contava, era quella la cosa di valore da tenere in considerazione, tutto il resto veniva dopo. Continuiamo il cammino e dopo pochi minuti siamo sulla strada di asfalto praticamente all'ingresso di Pescasseroli. La mia guida mi chiede come mi risultasse il primo approccio con il paese... "Estraneo", rispondo io. Camminavo da soli tre giorni in montagna, ho incontrato anche qualche escursionista e qualche famiglia in gita durante l'arco della marcia ma...Tutta quella umanit�, la vita di paese, le auto, i rumori, i locali con i loro affollati tavoli all'aperto...Mi risultavano gi� estranei, dopo soli tre giorni trascorsi al di fuori da tutto questo. Ho capito che, ripensando poi, in montagna accade che la vita ha un'altro spessore, tutto � pi� intenso e profondo, tutto spinge all'introspezione e alla riflessione, il tempo ha un'altra cadenza...La mente trova una dimensione pi� congeniale...Trova pi� spazio. Cosa che, secondo me, non accade nelle nostre veloci ed affannate esistenze, tese al raggiungimento di effimere e troppo futili mete. Entriamo in Pescasseroli "svuotati" nel fisico, ma arricchiti, come ho gi� detto, nello spirito e nella mente, forti della consapevolezza di aver allargato ancora i nostri confini. Ci sediamo intorno ad un tavolo sorseggiando un birra e mangiando qualcosa. Foto di rito sotto il cartello turistico della cittadella e poi alla stazione dei bus. Prendiamo un pullman che, attraversando un'incantevole porzione di Abruzzo, ci riporta, cullandoci fra i tornanti, ad Avezzano. Ci stringiamo la mano con onore e fierezza, sicuramente pi� vicini di quando ci siamo incontrati per la prima volta alla partenza. Riprendiamo le rispettive auto e ci rimettiamo in viaggio alla volta delle nostre abitazioni. Durante il viaggio di rientro ho capito che non potr� mai ringraziare abbastanza la nostra guida, l'organizzatore di questa marcia, per avermi reso partecipe di una cos� eccezionale esperienza.Torno a casa, in tarda serata, mangio su un tavolo di formica lucida dopo essermi fatto una doccia con acqua clorata che esce da un rubinetto con il solo gesto circolare di una mano. Mi sdraio sul mio letto comodo e fresco...Mi addormento per� pensando alla prossima marcia...

 
 

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