La Muvra - Scheda: [10/03/13] Monte Pizzuta
Scheda: Monte Pizzuta
 
  Monte Pizzuta
Data: 10 Marzo 2013
Ritrovo: Piana degli Albanesi (PA)
Ora: 9.00
Organizzato da: La Muvra Sicilia
Tipologia: Escursione
Difficoltà: E
Dislivello: 550 metri circa
Durata: 5 ore circa

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di Carlo

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Una tiepida e soleggiata giornata di marzo fa da cornice. La fresca brezza mattutina ci sveglia e il sole ci scalda i visi e gli animi. Bellissima giornata per un’escursione.
Facciamo strada per Portella della Ginestra. Dopo circa mezz’ora siamo gi� sul posto. Pronti ad affrontare la pi� alta vetta dei Monti di Palermo: Monte Pizzuta (1333 m s.l.m.). Si prospetta una delle escursioni pi� impegnative sin qui effettuate, ma anche una delle pi� affascinanti. I fatti ci daranno ragione.
Due nuovi compagni di avventura si sono uniti alla vecchia guardia: benvenuti Tancredi e Giulia!
Caricati gli zaini in spalla, ci mettiamo subito in marcia, eccitati come un bambino nello scartare il proprio regalo. Chiss� quali altri splendidi panorami siciliani ci attendono questa volta!
Imbocchiamo il sentiero che dalla SP34 ci porta alle falde del complesso montuoso rappresentato dal Monte Maja Pelavet, pi� a sud, e dal Monte Pizzuta, pi� a nord. La loro imponenza mette un certo timore e obbliga ad un rispetto quasi reverenziale. Sin qui tutto semplice.
Lasciamo il sentiero ai piedi dei due maestosi rilievi e ci inoltriamo speditamente tra la fitta, irta e selvaggia vegetazione che ci arriva fin sopra le ginocchia e che riveste e avvolge blocchi rocciosi calcarei sparsi qua e l�, piccole e sporadiche cavit� di origine carsica e, pi� spesso, un terreno argilloso e reso sdrucciolevole dalle recenti piogge di marzo e dai piccoli corsi fluviali che incidono la parete ovest della dorsale.
La montagna mette alla prova i suoi discepoli, che con inesorabile ostinazione si inerpicano tra i suoi ripidi, aspri e sconnessi versanti, portando con s� la meta nel cuore e nelle gambe. A tratti, invece, si mostra clemente con noi e ci offre sprazzi di verdi pianori sulla quale riposare e trovare il gradito ristoro, prima dell’ultimo sforzo per raggiungere la vetta ambita.
Dopo circa un’ora di cammino, finalmente raggiungiamo il valico che collega le due cime. Un labirinto fatto di enormi blocchi rocciosi dolomitici, accatastati l’uno sull’altro, ci divide dalla vetta. Li superiamo con grande agilit� e caparbiet� e in men che non si dica siamo gi� sulla sommit� tanto ambita. Lo spettacolo che si stende davanti i nostri occhi � straordinario: il lago di Piana degli Albanesi a ridosso della dorsale di Monte Kumeta; Monte Inici che sovrasta il paesino di Castellammare del Golfo; la neve che colora di bianco le Madonie sullo sfondo... Insomma, quest’isola non finir� mai di stupirci.
Il cammino all’interno del paesaggio montano, seguito da un pi� intimo percorso interiore durante le nostre letture, ci ha permesso di allontanarci, anche solo per pochi attimi, da un mondo “civilizzato” che di libero e spontaneo - come invece era la natura che ci circondava - ha ben poco. Un mondo in cui le identit� e le unicit� delle singole persone vengono appiattite e annichilite. Spesso persino derise ed emarginate, sostituendo ad esse il pi� moderno culto della “uguaglianza” (leggasi “livellamento e standardizzazione”). Un mondo tecnodipendente, in cui l’uomo si abbandona al suo destino. Inerme. Impotente. Apatico. Spoglio della sua operosit�, della sua risolutezza, del suo dinamismo e del suo fervore.

« Detesto un senatore romano che si chiama Status Quo! [...] Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: � pi� fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle pi� grandi fabbriche. Non chiedere garanzie, non chiedere sicurezza economica, un siffatto animale non � mai esistito; e se ci fosse, sarebbe imparentato col pesante bradipo che se ne sta attaccato alla rovescia al ramo di un albero per tutto il santo giorno, ogni giorno, passando l’intera vita a dormire. Al diavolo [...] squassa l’albero e fa’ che il pesante bradipo precipiti al suolo e batta per prima cosa il culo! »
(Fahrenheit 451 – Ray Bradbury)

Purtroppo � gi� ora di tornare suoi nostri passi, anche se i nostri zaini, tolto il pranzo al sacco poco prima consumato, si son fatti pi� pesanti. Un peso di quelli che per� ti alleggerisce l’anima: le risate, lo scambio di pensieri e idee, le cadute, i segni sulle mani e sulle gambe lasciati dai rovi sparsi qua e l�, le gambe affaticate e mai ferme, il fango sotto le suole, il fiatone e il riposo dopo una lunga salita, il cinguettio degli uccelli che fa da colonna sonora al tuo compagno di viaggio che legge un passo di "Fahrenheit 451" scelto per l’occasione, i falchi che, portati dal vento, disegnano spirali invisibili sopra le nostre teste, i visi soddisfatti e arrossati dal sole caldo di marzo. Tutte queste bellissime cose verranno via con noi.

 
 

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10 Marzo 2013

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