La Muvra - Scheda: [13-14/04/13] Pale di San Lucano
Scheda: Pale di San Lucano
 
  Pale di San Lucano
Data: 13-14 Aprile 2013
Ritrovo: Agordo
Ora: 10.00
Organizzato da: La Muvra Veneto
Tipologia: Escursione
Difficoltà: -
Dislivello: 750 metri circa
Durata: -

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di Alessio T.

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Approcciarsi alla montagna, se la conosci, porta concentrazione anche nelle ore precedenti al viaggio che ti porter� ai piedi della salita. Dopo due anni di attivit� il raggruppamento veneto de “La Muvra” decide di affrontare una due giorni in alta montagna. La regione dei dogi da questo punto di vista � molto generosa ed offre moltissime mete spesso inesplorate alla maggior parte delle persone. Luoghi non “alapage” come Agordo, un paesino che niente ha da invidiare alla vicina Cortina, ne in bellezza ne tantomeno in caos. Piccoli negozietti fanno da cornice a bellissimi giardini, sparsi nel paese. Luoghi meno frequentati dalla grande massa conservano la loro caratterista di in contaminazione. Un paese, Agordo, immerso in una valle (quella di Valcozzena), che nasconde i natali di una grande azienda come Luxottica, esempio italiano di azienda che rispetta il suolo patrio. Da questo paese parte la spedizione, due macchine, non siamo in molti ma non serve una carovana, il viaggio sar� pi� raccolto. Giunti a Col di Pra a 866 mt s.l.m., parcheggiamo le macchine e ci attrezziamo per partire. Zaini, ghette, ciaspole, per queste ultime come dice Francisco “E’ solo una precauzione, fino al punto di arrivo di oggi non dovrebbe esserci molta neve”. Si parte. La salita � morbida evitiamo una scorciatoia ripida per riscaldarci un po’, entriamo subito in un bel bosco di abeti altissimi e da subito veniamo accompagnati da una bellissima cascata a pozze sulla nostra destra. Il viaggio sembra proprio quello di una compagnia, l’inizio � scanzonato e il morale � alto. Sulla destra un bel dirupo inizia a formarsi ed un albero gioca a fare l’equilibrista invitandoci alla prima sfida; pare che dica “Allora? Montate in sella? Avete fegato?” e allora si, sospesi insieme a lui nel vuoto ci concediamo un po’ di narcisismo. Il percorso � pulito, nelle zone d’ombra un po’ di neve si forma ma � bassa e gli scarponi marciano bene. “Il primo traguardo � un ponte” Francisco ci illustra la strada ma � avaro di anticipazioni, “La vetta? � dietro, non si vede da qui”, comprensibile che voglia farci godere appieno anche l’incertezza e l’esplorazione di ogni minimo particolare. Personalmente ho sempre apprezzato l’intimit� del bosco, a differenza di molti che lo ritengono pericoloso a me ha sempre dato un senso di pace, di lontananza. Ancor meglio della cima, il percorso mi riporta a quelle parole “agire per agire”, mettersi alla prova per vedere chi siamo, anche senza una meta. Si arriva al ponte, il fiato � un po’ pesante ma la mia gamba piena di viti regge; Jacopo, il pi� giovane fra noi, � silenzioso ma il suo sorriso rivela la sua tranquillit�, � sempre tranquillo ma qui sembra che abbia lasciato tutti i pensieri alle sue spalle. Parlando con Silvia si nota proprio come i pensieri stiano lentamente scivolando. C’� solo la montagna, con i suoi particolari e le sue emozioni, il resto - come direbbe la buonanima - � noia. Le cascate sono bellissime un ponticello vi passa sopra e sotto si formano scivoli degni dei “Goonies”. Francisco ci guarda e annuncia “adesso facciamo una salitina, questo era il pezzo pi� corto”, la salitina mi inquieta un po’, ovviamente si minimizza. Parte subito una salita molto pi� tortuosa, 45° di pendenza in un sentiero scosceso in direzione Baita Malgonera. Nel frattempo il panorama si apre, si intravedono le Pale di San Martino, i monti intorno a noi sono bellissimi, innevati, rudi, con punte che ricordano la descrizione di Karadras. Uno spettacolo di lucentezza accerchiato da un sole e da un aria sconosciuti alla vita di tutti i giorni. La salita � impegnativa, Roberto davanti a me sostiene il morale � premuroso con tutti e da esempio, sta nel mezzo non fugge in salita quasi volesse fungere da livella fra chi � pi� avanti e chi � un po’ indietro. Il gruppo � unito, ci si ferma quando bisogna. Nel frattempo la neve si fa pi� alta ma si cerca di affrontare gli ultimi 300mt di dislivello, i piedi per� affondano sempre di pi� inconsciamente per� non si pensa a ciaspole e ghette, e allora ancora pi� su. Il bosco copre il nostro obiettivo, non si vede la meta e questo influisce sui propri pensieri… quanto manca… i primi crampi. Jacopo rimane bloccato, ma � solo un momento, � forte il ragazzo. Dopo 3 ore e mezza di cammino la salita si acuisce, capiamo che � l’ultimo pezzo, Silvia tiene il passo di Francisco, meno male che non voleva venire perch� era difficile, si vede che le piace il contesto e la sfida. Alla fine arranco, inizio ad essere provato fisicamente, ma la testa non molla anche con qualche imprecazione dovuta alla neve alta. Nel momento inaspettato sento Roberto che mi dice “Ci siamo Ale”, io penso “Mi prendono in giro, che gigioni”, invece si apre il bosco e in mezzo alla neve spunta la bellissima Baita Malgonera. Siamo arrivati , l’ultimo scatto finale, Francisco mi abbraccia e il momento � il massimo della soddisfazione personale. Senza aiuti, disallenato e impoltronito, siamo arrivati dopo 4 ore a meta. Una baita bellissima, da cartolina, si entra e ci godiamo la struttura tenuta perfettamente. Un salone con due cucine attrezzatissimo, tavoli, panche, dispensa, lavabo e tantissimi oggetti per la cucina. Al piano superiore una bella camerata da 20 posti letto, una chicca inaspettata. Si alzano le bandiere, Fransciso e Jacopo fanno garrire il muflone e la tartaruga. La natura ci chiama e noi rispondiamo. Il tempo di sistemarsi ed il bosco ci regala una presenza, un amico che ci aveva visto salire ci ha raggiunto, si chiacchiera felicemente, il sole ci bacia ancora forte, c’� ancora tempo prima del tramonto. Una bevuta e il nostro amico deve tornare, come un elfo rientra nel bosco… � arrivato in met� tempo e ci metter� ancora meno a scendere, quasi surreale. Ci prepariamo per la sera, si spacca la legna, si preparano le cibarie, stasera salsiccia e faglioli. Siamo in montagna. Dopo qualche affumicatura, ci si siede intorno al desco, si chiacchiera del panorama, delle impressioni avute, si beve una birra buonissima grazie a Roberto e dopo cena come ogni comunit� ci si racconta e ci si confronta. Francisco ha portato una lettura bellissima tratta da Orion di qualche anno fa. Una riflessione attenta e coinvolgente sulla montagna, sul perch� ci si mette in marcia, sul bisogno e sul dovere di non limitarsi alle belle parole, sulla personale esperienza che ognuno di noi deve provare nell’affrontare l’ambiente che ci circonda. Un omaggio a Julius Evola, magnifico alpinista oltre che filosofo e uomo della tradizione. Poi il giusto riposo, un riposo profondo come solo la pace montana pu� dare. La mattina senza difficolt� ci si sveglia presto, una buona colazione e poi via verso la vetta. La domenica mattina per� partiamo attrezzatissimi ghette, ciaspole e via. Il cammino � oscurato dalla neve, ormai alta pi� di un metro e mezzo sotto i nostri piedi, rientriamo nel bosco ma la strada dobbiamo trovarla a naso, si cercano i segni del CAI ma non si trovano, si va avanti. Dopo un ora torniamo indietro, la strada non si trova… ma ad un certo punto ecco il segnale e via gli altri. Ancora verso la vetta, si viaggia pi� veloci, ad un certo punto troviamo il letto di un ruscello ha accolto una frana di neve. Ci si ferma, non siamo in cordata quindi si passer� uno alla volta. Francisco ci insegna a tenere il tono della voce basso per evitare ulteriori frane, si passa, tutti quanti piano piano. Arriviamo ad una apertura, la neve � bellissima, soltanto il ricordo di orme di cerbiatti ne rompono la perfezione cristallina, le cime attorno sono ancora pi� vicine. Le vallate piene di neve sono una gola per alpinisti e sciatori. La strada per� ci riserva un’altra frana, stavolta ghiacciata ed a totale copertura del nostro sentiero, sotto il dirupo. Si valuta il da farsi, non vogliamo rischiare, ci vorrebbero le corde. La montagna oggi da segnali scontrosi. Ci fermiamo, ancora le nostre bandiere al vento, sono venute con noi. Torniamo al campo base, si scende allora, di nuovo nel bosco, le ciaspole divertono. Arrivati al grande piazzale con discesa vicino alla malga ci concediamo di giocare con la neve. Jacopo � un po’ pi� titubante ma si diverte un sacco. Qualcuno tenta una sciata ma la neve inghiotte, si ride, il sole ci bacia la fronte. Il pranzo, la pulizia dei locali, ci si prepara alla discesa, non prima di godersi ancora lo spettacolo che ci circonda, comprese le orme di orso che nel frattempo, in nostra assenza, si sono formate intorno alla malga. Forse � dentro che cucina. Ci si rimette in viaggio verso le 15, ed il ritorno ci mostra quanto abbiamo fatto il giorno prima, una bella scarpinata senza facilitazioni. La mente piano piano riprende a frullare come in citt�, si pensa al rientro e questi pensieri ti portano a chiederti… Ma quando torniamo? Qualche idea c’�…. Ma non si dice. Francisco, Roberto, Silvia, Jacopo, Ruggero, devo solo ringraziarli per l’emozioni date, arrivati a valle si va a prendere una birra, ci si guarda stanchi ma felici, anche oggi abbiamo preso dalla vita quel che vogliamo! Strade di montagna, Strade d’Europa.

 
 

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