La Muvra - Scheda: [13-14-15/06/14] Selvagge Perfezioni (Via dei Marsi Trekking 2014)
Scheda: Selvagge Perfezioni (Via dei Marsi Trekking 2014)
 
  Selvagge Perfezioni (Via dei Marsi Trekking 2014)
Data: 13-14-15 Giugno 2014
Ritrovo: Presso la nostra sede in via Marconi 58 ad Avezzano
Ora: 8.00
Organizzato da: La Muvra Abruzzo
Tipologia: Escursione
Difficoltà: -
Dislivello: -
Durata: 3 giorni

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RESOCONTO

di Cristina M.

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Quandoci si trova davanti un ostacolo, la linea più breve tra i due punti,può essere una linea curva.
BertoltBrecht
Cisono imprese che restano impresse nella memoria collettiva, quellecompiute dagli eroi, superuomini, spesso, solitari che sfidano sestessi e le leggi dell’esistenza. Poi ci sono imprese che ai piùnon saranno note, ma che a chi ha l’onore di prenderne parte,cambiano la vita.
LaVia dei Marsi è una di quelle.

Questaè la IV edizione, per me la seconda, consecutiva, e per cui nonposso dire di non sapere. Fatto è che dopo una preparazione duratadodici mesi, cioè appena finita la Via dei Marsi dello scorso anno,finalmente il 13 giugno 2014, alle ore 8 del mattino, siamo adAvezzano. Tra poco si parte.

Quest’annola novità è grande perché siamo quattordici contro i quattro delloscorso anno, i soli due dell’anno prima e i cinque della primaedizione. Io e Marina, Frida e Jagi le donzelle del gruppo, due more,una bionda e una argento (anche se è la più giovane!). Espletate lemanovre organizzative per raggiungere Lucus Angitiae, alle 10.45zaini in spalla, iniziamo il sentiero. La prima “pettata” ormaisi sa (per averla sperimentata o per fama) sarà la più dura, oltreal fatto che da più di dieci giorni il meteo dà temporali in zona.Per il momento la giornata è splendida, il bosco trafitto dai raggidi un sole caldo e dal movimento di qualche animaletto che ci guardadi nascosto, ci inghiotte senza fatica, lo lasciamo fare, cadendo inuna sorta di tempo altro, un’astrazione da quello che ci avevacircondati fino a pochi istanti prima… e questa nuova dimensione sitrasforma, a ogni passo, in una armonica mutazione dei sensi.

Ilmonte Alto è sempre… alto. Dato di fatto che non cambia, almenoper quello che riguarda il concetto umano del tempo, e in filaindiana si procede verso la Grotta di Angitia , prima sostaprogrammata. Da lì la questione si fa seria, la pendenza anche el’utilizzo di barrette energetiche e sali minerali, incontrollato.Per di più Giove Pluvio, signore delle pioggia e delle tempeste, cifa capire che vuole a tutti i costi unirsi al gruppo e inizia adeliziarci subito dopo mezzogiorno con una pioggerellina insistente,proemio di qualcosa di cui, ancora, non vogliamo preoccuparci.
Qualcheminuto ancora e Marco è costretto a infilare la pignatta nello zainoperché pare che tutte le Erinni e anche Thor siano sopraggiuntiall’interessante adunata e vogliano prenderne parte a pieno titolo.Così tuoni e fulmini si sprecano, mentre noi si continua a salire,salire, salire…
Ah,lo zaino di Marco, oltre la pentola per cucinare, (doppio fondo inoxda almeno 500 grammi di peso) custodisce tesori nascosti epreziosissimi, nel corredo, scopriremo poi, ha portato due chilispaghetti, un chilo di passata di pomodori, il materassinogonfiabile, la scatoletta con il sale, scatole di fagioli, ecc. ecc.per un peso totale dello zaino di oltre venti chili. Maso’ ragazzi!Continuiamo a ripetere io e Guido che abbiamo iniziato a preparare lozaino da tre mesi, sperando che seccandosi lì dentro, le magliette,i pantaloni, e tutto quel (poco) che avevamo messo dentro, potessearrivare a pesare almeno 15/20 grammi di meno, e che sarebbe statogià tanto…
Lafatica è tanta, quasi quanto la bellezza che ci circonda, i pozzi,il sentiero di foglie rosse, la pioggia che si sbatte sulle foglie ela prima vetta che spunta all’improvviso, un puntino lontano che ciattira, come fosse la magia l’unica aria che respiriamo.
Arriviamo,ci sediamo, si mangia un panino e ci si veste, perché siamo su e sufa freddo e il vento ci strapazza e le nuvole ci guardano dall’altoanche se la pioggia ci dà un po’ di tregua, anzi, minaccia ilsole. Foto e sorrisi. Prima parte andata. E non è poco.
Oraci aspettano ancora una decina di chilometri. Una passeggiata sullacresta fino alla strada che s’immette nel bosco e scende. Jagitrotterella sorpresa da tutto, compreso un toro nervoso che la sfida,invece Frida si concede un fuori programma andandosene in giro dasola. Si chiacchiera e ci si scambiano sensazioni, conoscenze epassioni, anche citazioni… prima su tutte Frankestein Juniornominato da Romano, Davide e Guido che si palleggiano: “lupo ululàe castello ululì…”
Poiin montagna si sa, quando si scende poi si deve risalire, perchédopo una vetta ce n’è sempre un’altra, e “il puntino” ciaspetta, ultima fatica della prima giornata. Così, nonostante Brechtche consiglia la linea curva, Ercole è abituato ad affrontare lesfide di petto e tutti in fila, affrontiamo l’ultimo sforzo. Nonperdo d’occhio Guido perché lo so che quella è la prova cheaspetta da mesi e che deve vincerla, a tutti i costi. Ciarrampichiamo, ognuno col suo mantra, sfatti e coi passetti corti, cifacciamo forza sul fatto che ci siamo quasi, manca poco, cinqueminuti, dai che siamo su, vedrai poi che bello, Jagi pure si appoggiasul culetto e pare averne abbastanza. Ma alla fine arriviamo in vettae da lì al rifugio Sant’Elia è tutta discesa, si vede anche iltetto… altro puntino indefinito ma rosso, che sa di tegola.
L’arrivoè spettacolare, appena claudicanti montiamo il campo e si va subitoa cena; sono pronti i fornelli, le bustine di cibo liofilizzato eMarco1, Marco2, Giorgio e Romano preparano il sugo… Il sugo? Certo,per gli spaghetti e allora li invidiamo fino a quando al buio è soloil silenzio del bosco, quello dei suoni che non conosciamo più e chefanno paura, come ricordi ancestrali, per questo si dorme che è unpiacere.



Nullaè impossibile per colui che osa.
ReAlessandro Magno

Lasveglia è per le sei, le facce belle e le cose calde che siscaldano, quelle da bere mentre il sole sorge, festina lente, come ipensieri, come tutti i muscoli che sanno, perché lo sanno, didoversi mettere a disposizione, anche se l’ordine dal cervello nonè ancora partito. Perché è doveroso fare le cose con il tempo,ripiegare la tenda, il sacco a pelo, sistemare tutti i pesi nellozaino, godersi il branco di cavalle con i puledrini giovani diqualche giorno e i profumi, inebrianti, della natura che ci divora.
Siriparte di buon passo, oggi ci sarà la faggeta con le buche di fangodei cinghiali, con le lame di luce fra le foglie di alberi centenari,“Oggi - dice Ercole - sarà più morbida la scarpinata, lo vedeteCoppo dell’Orso, è lì giù, dietro dietro…”, Francescoaggiunge “Dove? Quella lì?” e Mario, “Nooooo, più giù, piùgiù…”
Inveceandiamo su e giù tra autostrade di fiori fioriti e boschi, panoramispettacolari e sole e nuvole… nuvole, nuvole. Quando arriviamo allacroce che ci ricorda che qualcuno ha avuto la fortuna di morire lìsu, fra le aquile, e il silenzio, le nuvole aumentano ancora e lapioggia del giorno prima sembra niente a confronto. Ci fermiamo e sicoprono gli zaini, ci copriamo anche noi perché c’è da correre eforte.
Ognisette secondi facciamo gli scongiuri perché le saette ci scavano ilsentiero davanti e accanto e dietro e a sinistra e a destra, e c’èda stare concentrati perché si corre fra i sassi del Monte Brecciosoche come il Monte Alto se fosse stato erboso sarebbe stato un altro.Via di corsa con il cuore in gola, inghiottiti dalle nuvole, dallatempesta, dai boati che si avvicinano e si allontanano. Una piccolafrana ci accoglie al Coppo dell’Orso, la montagna ci vuole bene, losa che c’è passione e rispetto, si fa sentire e poi ci ammonisce,come una madre severa e amorosa.
Ilrifugio è occupato, così ci tuffiamo verso la valle. Siamo aduemila metri e bisogna scendere e di corsa, perché la pioggiaaumenta e siamo ormai zuppi fino all’indicibile.
“Ladiscesa agli Inferi è la stessa da qualsiasi luogo.” DicevaAnassagora e così via, col naso verso valle, i piedi che spingononelle scarpe e il cuore in gola fino a quando tutto diventa piano,umido, caldo. Piove, piove e piove… così entriamo nel rifugio avalle, è presto rispetto alla tabella di marcia prevista, non lo èper organizzarci, accendere il fuoco, mettere ad asciugare scarpe,maglie, cappelli, zaini, e poi infilarci a letto... a branda… apalanca.
Ilmeteo dice male, così sveglia alle tre e partenza alle quattro percercare di arrivare prima della perturbazione. L’Italia amezzanotte gioca la prima partita dei mondiali, vince control’Inghilterra ma noi lo sappiamo solo dopo. Quando tutti dormono.



“Ionon ho paura diun esercito dileoni se sono condotti da una pecora. Io temo un esercito dipecore se sono condotte da un leone.”
ReAlessandro Magno

Cosìè stato. Non che fossimo proprio pecore, non lo credo e, anzi pensoa un esercito di leoni condotto da un leone, però Ercole è stato ilcondottiero che ci ha portati di notte fra le ombre dei boschi, ilcucù degli uccelli notturni, il tramonto di ghiaccio della lunapiena e l’alba che è arrivata senza disturbare, le lepri che cicorrevano davanti e le luci frontali a guardare la strada. Esplosionedi senso e di sensi quel camminare al buio, come fosse un percorso dafare per capire e lo abbiamo fatto e abbiamo anche capito. Tutto. Lagrandezza di ogni piccolo gesto e la gioia, alla fine dell’ultimapettata, del “Vinco io!” gridato tutti insieme, uno e poil’altro, il passo, l’uomo e poi il coraggio e lo sforzo e poi labellezza di quanto si è svelato ai nostri occhi lucidi di unafelicità pulita, come di rado è dato provare.
Siamosotto gli impianti della nera di Pescasseroli dopo aver visto l’ombradella pluricentenaria faggeta, la più vecchia d’Europa, il suosentiero silenzioso, le nuvole in agguato, la nebbia, il sole, ladiscesa frenetica e arrivati alla fine sembra sia stato tutto troppoveloce, invece le ore e i chilometri sono stati tanti,indimenticabili.
Nelbar, al riparo dalla perturbazione che poi è arrivata puntuale,siamo tutti stanchi. C’è chi dormicchia, chi mangia, chi fa leparole crociate. Si aspetta l’autobus che ci porterà ad Avezzanomentre siamo già a pensare alla prossima. Prossima vetta, prossimaavventura, la prossima volta che si potrà condividere tempo con inostri fratelli. Siamo stati su e con le montagne, abbiamo ripercorsosentieri dimenticati, trascorso tre giorni e due notti senzaincontrare anima viva, abbiamo visto la forza del tuono e la potenzadel vento, la neve e fiori e profumi ovunque, lo abbiamo fattoinsieme, in silenzio, con i dolori e la fatica messi da parte, con ilcuore forte e lo sguardo verso il domani. Il nostro domani. La Muvra.Noi.
AErcole, Marina e Jagi, Paolo e Frida, Mario, Guido, Francesco,Davide, Vittorio, Romano, Giorgio, Marco 1 e Marco 2.

 
 

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13-14-15 Giugno 2014

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