La Muvra - Scheda: [21.11.2015] Val Pellice
Scheda: Val Pellice
 
  Val Pellice
Data: 21 novembre 2015
Ritrovo: Torino, Piazza Cattaneo
Ora: 08.00
Organizzato da: torino
Tipologia: escursione
Difficoltà: E
Dislivello: 518 mt.
Durata: 2 h.

 

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"Fa in modo che nel tuo zaino non ci siano solo attrezzatura e viveri, ma fa piuttosto in modo di ritrovarci te stesso". Sabato 21 novembre, 8.00 del mattino. Si compattano le auto e puntuali si parte da Torino per raggiungere la splendida Val Pellice. Il cielo è grigio e fa freddo. L' inverno è alle porte. Il viaggio in macchina è sereno e veloce, giunti nei pressi della nostra meta sembra che il cielo voglia concederci il privilegio di una giornata di sole. Arriviamo a Villanova (1213 m), ultima borgata ancora semi-abitata raggiungibile in auto e nostro punto di partenza, verso le nove. Dopo aver calzato gli scarponi, il responsabile chiama tutto il gruppo e spiega come si svolgerà l'escursione. Ci sono molte nuove leve ed è necessario che sappiano il comportamento da tenere in montagna e lo spirito che anima il nostro gruppo escursionistico. La nostra non vuole essere una semplice passeggiata tra i monti, ma la ricerca di un binomio perfetto tra montagna e comunità . Una comunità che avanza costante, inarrestabile e compatta lungo un percorso affrontabile anche dai meno esperti, con un solo monito: "niente parole superflue, il fiato va preservato". Ciò a significare che in montagna le vacuità vanno lasciate giù, a terra, per far spazio a quel "ritrova te stesso" che acquista significato solo attraverso il silenzio. Dunque si parte. Passate le baite della piccola borgata, il sentiero si inerpica subito ripidamente, ma il nostro passo resta costante. Guardandosi attorno durante il cammino si può notare tutta la magnificenza di questa valle del Piemonte occidentale. Le sue cime sono velate dalla neve ed il silenzio è rotto solo dal rumore del torrente Pellice che scorre. Attraversato un rio, la bella via selciata sale scoscesa con alcuni tornanti, taglia in diagonale alta sul torrente e con altre svolte giunge a Mirabouc (1430 m), dove sorgeva un’antica fortificazione cancellata dalla strada. Usciamo dal sentiero e facciamo la prima meritata sosta in un anfratto riparato dal vento che ha preso a soffiare freddo e forte. Due parole, un sorso e un boccone. Si riparte, la via, assai più dolce, segue ora una pista sterrata, e passa proprio ai piedi della impetuosa cascata del Pys, incorniciata dalle strapiombanti pareti di queste montagne. Il sole che ha giocato a nascondino tutto il tempo, si presenta davanti a noi nell'ultimo tratto di salita. Riscalda e da forza. Un ultimo tratto di ripida salita a tornanti fino al colle della Maddalena e, finalmente, quasi per incanto dalla sella appare la nostra meta: la vasta conca del Prà (1732 m), con in primo piano il vicino rifugio Jervis e i Ciabot, tipici piccoli ripari alpini, mentre altri nuclei di alpeggi sono più lontani, tra i vasti pascoli. La natura sa creare degli anfiteatri che l'uomo può solo ammirare. Dopo la foto di rito con la nostra bandiera ci avviamo verso la "Ciabota del Pra" per un meritatissimo pranzo. Polentata con spezzatino e formaggi. Vino e convivialità. Si ride e chiacchiera di progetti futuri e di sensazioni provate lungo l'escursione. Aiutata la digestione con un bicchierino di genepy, ci prepariamo a riprendere la via, è ora di scendere. La discesa è tranquilla, guardando negli occhi chi è venuto con noi per la prima volta si leggono una serenità ed una felicità speciale. Sensazioni che solo la montagna è in grado di donare. “Il pensare divide, il sentire unisce” qui lo senti nell’anima. Come avevamo sperato alla partenza, quella di oggi non è stata una semplice passeggiata, ma una, magari facile, ascesa, che ha svelato ai più una nuova dimensione della montagna. Montagna che non è dunque solo un luogo fisico, ma è soprattutto luogo ascetico, luogo di avvicinamento verso ciò che è alto, raggiungibile solo attraverso i motori più nobili dell uomo: sacrificio, costanza e volontà di spingersi oltre, "come per andare avanti (e in alto) ancora ". Tardo pomeriggio, arrivati alle macchine è tempo dei saluti. Gli sguardi si voltano ancora verso l’alpe. Alla prossima meta. Sali sempre un po' di più .

 
 

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21 novembre 2015

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